Progetti di ricerca di ateneo


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Progetti di ricerca di ateneo


2022

Capoprogetto: Baglio Martina
Durata: 2022 – 2023

The research RESCUED (Redesign the Supply Chain to speed Up Excellence through Digitalization) aims to help firms understand how supply chains evolved in a complex context where transformative drivers such as digital technologies and disruptions (e.g. pandemics and climate change) have changed the competitive scenario – and how they can tackle transformations leveraging digitalization. This research studies and maps future trends and new possible supply chain configurations taking two perspectives: shippers and logistics service providers

Capoprogetto: Foglia Emanuela
Durata: 2022 – 2023

Il PNRR fornisce una preziosa opportunità di potenziamento dei servizi territoriali, ma è necessario che il Sistema Sanitario riveda radicalmente processi, spazi, risorse, con nuovi modelli organizzativi e di erogazione: la creazione di Case di Comunità potrà rappresentare una risposta?

Il progetto PODCAST ha l’obiettivo di sviluppare un modello di simulazione ad agenti, utile per identificare le caratteristiche ottimali di una struttura per posizionamento sul territorio, dimensionamento organizzativo e bisogni assistenziali serviti.

Capoprogetto: Puliga Gloria
Durata: 2022 – 2023

La comprensione del legame tra capacità innovative e sostenibilità rappresenta un’area di particolare rilevanza teorica e pratica. In particolare, a livello territoriale, è necessario individuare quali sono i driver che permettono di migliorare le performance sostenibili e tra queste particolare importanza assume la gestione dei rifiuti. Il presente progetto vuole quindi studiare mediante l’utilizzo di molteplici metodologie come specifiche capacità innovative di un territorio impattino sulla gestione e riciclo dei rifiuti.

Capoprogetto: Falletti Elena
Durata: 2022 – 2023

In recent years, the theme of disinformation and misinformation has become increasingly important. The fast spreading of fake news on social media, together with the progress of technologies such as deep fake, which can be particularly deceptive, has become a threat for democracy. In this scenario, it is crucial to understand how institutions may act to stem the spreading of fake news or at least to reduce the negative impact on society. This project is aimed at finding empirical evidences to sustain recommendations for a change in legislation.

Capoprogetto: Sciascia Salvatore
Durata: 2022 – 2023

Unità di Ricerca 1 (Salvatore Sciascia): “L’avvento delle B corp: le determinanti delle migliori pratiche di sostenibilità e i loro effetti sulle performance economico-finanziarie”.

La sostenibilità è uno strumento strategico di cambiamento per le imprese. In tale contesto la crescita esponenziale di B corp e benefit corporation a livello globale ha incuriosito notevolmente l’accademia nell’ambito delle discipline del management e della giurisprudenza. Tuttavia, in economia aziendale vi sono ancora molte domande di ricerca inesplorate. Tale studio, attraverso un’analisi quantitativa, mira a individuare le determinanti delle migliori pratiche di sostenibilità e i loro effetti sulle performance economico-finanziarie.

Unità di Ricerca 2 (Patrizia Tettamanzi): “Società Benefit e B Corp a confronto: Novità Normative e Agenda ONU 2030”.

La recente introduzione delle Società Benefit con la Legge di Stabilità 2016 è frutto di un movimento globale volto a diffondere un paradigma evoluto ed integrato di business: pur essendo realtà “for profit”, sono orientate al raggiungimento di performance sostenibili per tutti gli stakeholders. Considerato lo stadio embrionale a livello italiano e le sovrapposizioni con altri modelli (e.g. certificazione “B Corp”), risulta urgente approfondirne l’effettiva utilità e gli impatti per le imprese.

Capoprogetto: Cortesi Alessandro
Durata: 2022 – 2023

Il progetto ha l’obiettivo di studiare il gap tra l’offerta di informativa ESG e la domanda degli investitori istituzionali che investono nelle PMI quotate al mercato AIM di Borsa Italiana. In particolare, la ricerca attraverso l’invio di una survey ha lo scopo di studiare: (i) l’esigenza di informativa ESG da parte degli investitori istituzionali che investono sul mercato AIM; (ii) il loro coinvolgimento nel processo di disclosure dell’informativa ESG da parte delle imprese; (iii) l’identificazione dei fattori che favoriscono o limitano l’uso dell’informativa ESG nelle decisioni di investimento; (iv) trend futuri.

Capoprogetto: Venegoni Andrea
Durata: 2022

Politica monetaria e disuguaglianze reddituali sono elementi chiave dell’attualità economica e sono tra loro correlati. La politica monetaria, infatti, può avere un impatto sulle disuguaglianze di reddito e, allo stesso tempo, la diversa intensità con cui queste ultime si manifestano potrebbe influenzare l’efficacia delle azioni delle banche centrali. La letteratura empirica su questi temi è ancora poco sviluppata a causa di criticità metodologiche che questa ricerca si pone l’obiettivo di superare sviluppando un framework quantitativo innovativo.

Capoprogetto: Alberti Fernando
Durata: 2022 – 2023

In the last few years, within the debate on clusters and innovation-related knowledge exchanges, the topic of “green innovation” has gained great momentum. The aim of this project is to map, explore and visualize, for the first time in Italy, the green innovation specialization trajectories followed by Italian clusters over the last two decades. It will represent a new and strategic project to keep disseminating the “Italia Compete” project of the Institute for Entrepreneurship and Competitiveness as the “go-to-place” for Italian competitiveness.

Capoprogetto: Lazzari Valter
Durata: 2022 – 2023

La capacità degli stress test di ripristinare la fiducia degli operatori e di segnalare informazioni rilevanti al mercato, riducendo le asimmetrie informative, è un aspetto ampiamente dibattuto in letteratura. Attraverso l’analisi congiunta della risposta dei mercati alla pandemia da Covid-19 e alla pubblicazione dei risultati dello stress test europeo del 2021, il progetto analizza la capacità degli operatori di individuare autonomamente le banche fragili o, al contrario, la rilevanza degli stress test per ridurre il gap informativo.

Capoprogetto: Minelli Eliana Alessandra
Durata: 2022 – 2023

The current systems of evaluation of research quality aim to satisfy both the need for accountability for the use of resources and the researchers’ requests for a fairer assessment of the quality of their work. The gold standard of peer-review is juxtaposed to numerous bibliometric indicators, including Altmetric, unable to cover the dimensions of quality when used alone. Building on the institutional logics perspective, this study aims to investigate the mechanisms through which research is evaluated in the process of manuscript review. The comprehension of the drivers behind the editorial decisions enables a more profound insight into the intrinsic and extrinsic criteria of evaluation. The project investigates and reconceptualizes the relationship between academic research, quality and its impact on society. Its final scope is to propose an integrative framework of evaluation of research that takes into consideration the differences across disciplines, incorporating the rigid metric-measurements of activity and practice with the nuanced and subjective, framework-embedded notions of performance and excellence. The project is carried out together with Oxford University.

2021

Capoprogetto: Dallari Fabrizio
Durata: 2021 – 2023

This research investigates how Physical Internet, Blockchain and Logistics 4.0 technologies (e.g. IoT and Autonomous Vehicles) can address post-Covid pharma supply chains issues. Through a combination of qualitative, quantitative, architectural design and simulation methodologies, a Physical Internet framework will be developed focusing on the last-mile delivery of pharma supplies pre, during, and post emergencies.

Capoprogetto: Foglia Emanuela
Durata: 2021 – 2022

 

È ormai dal primo caso confermato, avvenuto nel Febbraio 2020, che il COVID-19 crea degli sconvolgimenti senza precedenti sia a livello di Sistema Sanitario sia a livello di gestione delle Strutture Ospedaliere, imponendo una riallocazione delle risorse disponibili e richiedendo degli investimenti importanti, necessari per contrastare il virus e per gestire al meglio la risoluzione delle correlate problematiche di salute. Da questo punto di vista, infatti, la complessità nella gestione di un numero elevato di pazienti ospedalizzati in terapia intensiva e sub-intensiva (Qui et al., 2020; Phua et al., 2020), ma anche in area medica, non è risultato essere solo un fattore temporaneo occorso durante il picco epidemico di marzo/aprile 2020, ma diviene rilevante anche oggi, modificando profondamente i fabbisogni sanitari complessivamente intesi. La gestione delle problematiche sia cliniche sia organizzative legate al COVID-19 ha portato a operare in un contesto di radicale incertezza, evidenziando così l’importanza di poter prendere decisioni basandosi su dati validi e di real-life (Celine et al., 2014; Consoli et al., 2019).

All’interno di questo delicato contesto, la disponibilità di modelli predittivi e previsionali in grado di identificare i fattori che influenzano il processo decisionale, potrebbe divenire un fattivo strumento di supporto per rappresentare i flussi di pazienti e i processi di erogazione di cure, simulando le relative dinamiche all’interno di un ambiente di simulazione e valutando l’efficienza delle pratiche erogate, così da prevedere l’impatto della gestione delle emergenze sanitarie sul personale, sulle risorse e sui cambiamenti organizzativi complessivamente intesi (Salleh et al., 2017, Cheng et al.2017, Brailsford e Klein, 2015; Gul e Guneri, 2015), garantendo così la sostenibilità delle cure.

Sulla base di queste premesse, il progetto SATURDAI, si pone l’obiettivo, mediante la creazione di un modello decisionale basato su simulazione, di prevedere il numero e il potenziale impatto delle emergenze sanitarie (a partire dall’esperienza dettata dal COVID-19), considerando non solo i pazienti affetti dal virus stesso, ma anche di ulteriori patologie virali, includendo i pazienti cronici e fragili non trattati.

Nello specifico, il modello intende da un lato stimare il numero di pazienti che in futuro potrebbero necessitare di un ricovero in terapia intensiva, prevedendo così anche il tasso di occupazione dei posti letto, nonché la valorizzazione economica degli stessi. Dall’altro, intende definire il numero potenziale di controversie a livello locale e nazionale, valutando il gap tra pazienti effettivamente trattati e pazienti potenzialmente da trattare che non vedono, però, soddisfatto il loro bisogno di salute, dal punto di vista di contenziosi e cause legali, considerando i vicoli di capacità organizzativa ospedaliera, in modo che le direzioni ospedaliere e le istituzioni pubbliche possano eseguire un’analisi costi-benefici per decidere se investire risorse per aumentare la capacità organizzativa, tanto da incrementare l’erogazione alle cure per pazienti critici.

Research Activity Description

COVID-19 pandemic has created unprecedented disruption for the global health and development community, with significant impacts, not only from a healthcare perspective, but also from a social, legal and economic point of view.

Focusing on hospitals, COVID-19 has imposed huge investments for the proper management of hospitalized individuals. On the one hand, healthcare organizations worldwide, are fighting to provide appropriate healthcare services to patients and are requiring substantial resources to continuously improve their delivery processes and outcomes (Gilmartin & D’Aunno, 2007), by revisiting their internal organizations, processes, and procedures. On the other hand, healthcare organizations are facing relevant pressures, to implement effective and efficient management tools and frameworks, since the current decrease of healthcare budgets, generates serious hurdles on their daily operations (Grigoroudis & Siskos, 2002).

According to the above, the complexity occurred in the management of large number of hospitalized patients (both in medical and in intensive care units) is not a temporary factor related to the pandemic era but is becoming a core element to be considered since COVID-19 has modified the overall health needs. In fact, the COVID-19 pandemic limited the number of patients that could be promptly and adequately taken in charge, including all those patients requiring clinical procedure, medical examination, or hospital therapies. Thus, the overall slowdown in hospital activities that could lead, over the time, to a continuous delay of healthcare interventions, as well as to a worsening of non-COVID outcomes and disease outbreaks (Barack et al., 2020; Chen & McNamara, 2020).

Moving on from these premises, the SATURDAI project aims at prediction, through the creation of specific predictive and forecasting models, to project the number and the potential impact of healthcare emergencies, considering not only patients affected by COVID-19, but also other severe viral diseases, including untreated chronic and frail patients. In particular a modelling approach supported by swarm intelligence will be designed to forecast the occupancy of ICU beds using COVID-19 time-series and supporting the prompt prediction of litigations and potential lawsuits, so that hospital managements could perform a cost-benefits analysis to decide whether to invest resources to increase critical care surge capacity.

Capoprogetto: Valentina Lazzarotti
Durata: 2021 – 2023

 

Despite the huge interest in Open Innovation (OI) among both practitioners and researchers in the past decades, a deep understanding of its impact on a firm’s performance has not been achieved yet. Large-scale studies (i.e. surveys) on a comprehensive model, including determinants, OI choices, performance variables, possible moderators and mediators are recommended to provide firms with useful suggestions to get the expected innovative and financial performance. Through a longitudinal study addressed to a sample of Swedish and Italian firms, investigated for the first time in 2012 and then 10 years later, our project aims to achieve such an understanding by identifying a set of causal relationships that clarify the interplay of the variables involved in successful OI implementations. COVID influence has also been considered as additional explanatory factor of performance.

Capoprogetto: Andrea Urbinati
Durata: 2021 – 2023

 

To support transition to Circular Economy (CE), firms are called to develop and implement effective CE managerial practices, such as Design for Reuse or Remanufacturing, Energy Efficiency interventions, Take-back and Product-Service Systems. To this aim, we need proper performance indicators, supporting the identification, implementation, end evaluation of such practices. Current research still struggles to investigate the fit between CE practices and performance indicators. Accordingly, our aim is to address this research gap by developing a comprehensive set of indicators suggesting firms the most effective CE practices to be acted for putting into practice the principles of CE, and monitoring the progress of the CE implementation process.

Capoprogetto: Giovanni Paolo Crespi
Durata: 2021 – 2023

 

A robust game is a distribution-free model to handle ambiguity generated by a bounded set of possible realizations of the values of players’ payoff functions. The players are worst-case optimizers and a solution, called robust-optimization equilibrium, is guaranteed by standard regularity conditions. The research aims to investigate the sensitivity to the level of uncertainty of this equilibrium focusing on robust games with no private information. Side results on mathematical methods involved will also be investigated.

Capoprogetto: Fausto Pacicco
Durata: 2021 – 2022

 

Le misure dell’attrattività territoriale presentano, solitamente, due tratti caratteristici: un livello di analisi nazionale/regionale e una frequenza di aggiornamento annuale. Tuttavia, come dimostrato dalla recente pandemia di COVID-19, entrambe queste dimensioni sono inadeguate rispetto alle necessità di analisi di imprenditori e policy-makers, che necessiterebbero di misure più granulari sia a livello territoriale che temporale. Combinando l’utilizzo di una serie di strumenti quantitativi alla frontiera, proponiamo un nuovo approccio econometrico in grado di rispondere a questa doppia esigenza effettuando un nowcasting dell’attrattività territoriale, dal livello provinciale al livello continentale.

Capoprogetto: Filippo Pavesi
Durata: 2021 – 2023

 

We aim to study the impact of individual cultural consumption on pro-environmental behaviors (PEBs). The objective is to construct a field experiment in which we incentivize treated subjects to purchase cultural goods or services. Subjects will be treated over an extended period of time. If prolonged incentives succeed in increasing cultural consumption, we then analyze the impact that these newly induced behaviors have on PEBs, with the goal of implementing AI algorithms to nudge cultural consumption in the desired direction.

Capoprogetto: Antonio Sebastiano
Durata: 2021 – 2022

 

La ricerca è finalizzata ad indagare il livello di diffusione e formalizzazione delle principali HR Practices (es: reclutamento e selezione, formazione, valutazione) nelle PMI delle Province italiane della Regione Insubrica. Combinando metodi di ricerca quantitativi e qualitativi, si procederà ad associare le pratiche di gestione delle risorse umane ad alcuni indicatori di performance aziendali, così da testare l’impatto delle HR Practices sui risultati reddituali, finanziari ed organizzativi.

Capoprogetto: Patrizia Tettamanzi
Durata: 2021 – 2023

 

L’attuale contesto emergenziale ha reso necessario prevedere i cambiamenti che coinvolgeranno il mondo dell’accounting anche a livello accademico: diverse e nuove risultano essere le competenze, anche digitali, che il mercato del lavoro richiederà ai futuri accountant. Inoltre, le sfide di carattere ambientale che stanno flagellando sempre più il nostro pianeta potrebbero spingere questi ultimi a non misurare più il profitto, ma il “successo sostenibile”: gli accounting educator dovranno adattare la propria didattica così da mettere gli studenti nella condizione di saper affrontare efficacemente le sfide del nuovo millennio.

Capoprogetto: Luigi Vena
Durata: 2021 – 2023

 

I fattori di rischio ESG hanno assunto sempre maggiore rilevanza negli ultimi anni, al punto da influenzare i prezzi e i rendimenti degli strumenti finanziari. Il presente lavoro analizza la sensibilità dell’industria del risparmio gestito rispetto a tali temi. In particolare, facendo leva sulla stima di un modello a parametri variabili, si mira ad analizzare lo stile di gestione dei fondi rispetto ai fattori di rischio ESG, la relativa evoluzione nel corso del tempo e l’eventuale effetto sulla capacità dei gestori di creare valore.

Capoprogetto: Vittorio D’Amato
Durata: 2021 – 2023

 

Non esiste azienda che nel corso degli ultimi 10 anni non si sia trovata ad affrontare una vera e propria rivoluzione. Le innovazioni tecnologiche e l’avvento in azienda delle nuove generazioni sono solo due dei fattori che caratterizzano il nuovo mondo VUCAD (volatile, incerto, complesso, ambiguo e digitale). Questonuovo contesto socio-economico ha anche un impatto significativo sulla funzione HR che si trova a dover aggiornare e spesso reinventare missione, competenze e sistemi. Con questa ricerca intendiamo contribuire al dibattito accademico e manageriale in corso, fornendo indicazioni pratiche su come la funzione HR dovrebbe cambiare per far fronte al nuovo “new-normal”.

Capoprogetto: Chiara Mauri
Durata: 2021 – 2022

 

Il progetto consiste nella realizzazione di due esperimenti per verificare la situazione di confusione sperimentata dal consumatore. Tale confusione è determinata da a) l’elevato numero di prodotti presenti sugli scaffali dei supermercati e quindi il livello di sovraccarico informativo, e b) la presenza di prodotti molto simili, ovvero di copycat che imitano le marche industriali leader. Un primo esperimento è svolto attraverso l’uso di un tachistoscopio, uno strumento utilizzato per mostrare immagini/video a vari intervalli di tempo. Attraverso un video dello stesso prodotto e di suoi copycat a diverse durate temporali, si vuole indagare il tasso di errore misurato dalla correttezza del riconoscimento sia del nome del prodotto (es. gelato) sia del nome del brand (Algida). Il secondo esperimento consiste nell’allestimento di un negozio con un assortimento di prodotti di diversa numerosità e con copycat più o meno simili al prodotto che imitano e nel verificare gli errori che l’acquirente compie all’aumentare del numero dei prodotti e all’aumentare della presenza di copycat.

2020

On-demand & eco-resilient supply chains for the “new normal”

Capoprogetto: Creazza Alessandro
Durata: 2020 – 2022

 

L’epidemia di Coronavirus ha mostrato l’essenza del termine “VUCA World”, un mondo dove la maggior parte delle filiere non è preparata a far fronte alle disruption causate dai cosiddetti “cigni neri” (cioè rischi con bassa probabilità di accadimento ma ad alto impatto).

Per supportare le aziende nell’affrontare le sfide del “new normal”, questo progetto di ricerca si propone di indagare la (ri)progettazione delle filiere per migliorare contemporaneamente resilienza e sostenibilità in modo dinamico e adattativo (Evolutionary Eco-Resilience – EER).

L’EER porta al rivoluzionario concetto di “supply chain elastica”, in grado di reagire e adattarsi ai cambiamenti senza risorse aggiuntive facendo leva su soluzioni gestionali e logistiche On-Demand, che si basano sui principi della sharing economy.

Domande di ricerca

  • Quali sono le caratteristiche del “new normal” per le supply chain?
  • Quali sono le dimensioni del concetto di eco-resilienza e come si può misurare la prestazione di eco-resilienza di una filiera?
  • Quali sono le soluzioni di on demand supply chain management per migliorare il livello di eco-resilienza delle aziende?
  • Come possono essere progettate supply chain on demand eco-resilienti?

Focus

Dati i notevoli impatti riscontrati negli ultimi mesi e gli effetti previsti per il futuro, abbiamo scelto come campo di applicazione il settore dei beni di largo consumo (FMCG).


The Coronavirus outbreak has shown the essence of the “VUCA” world, where the majority of the supply chains are unprepared to cope with the disruptions caused by “black swans” (i.e. risks with low probability of occurrence but high impact).

To support companies in facing the challenges of the “new normal”, this research project aims to investigates the (re)design of supply chains for concurrently improving resilience and sustainability in a dynamic and continuously adaptable way (Evolutionary Eco-Resilience – EER).

EER leads to the breakthrough concept of the “elastic supply chain”, able to react and adapt to changes without additional resources by leveraging On-Demand supply chain solutions (which are based on the principles of the sharing economy).

Hence, we focus our research project on how On-Demand Eco-resilent Supply chains (ODES) can be built to restart after the emergency and cope with the challenges of the “new normal” in the future.

Research questions

  • What might the “new normal” look like for supply chains?
  • What are the dimensions of EER and its performance measures in supply chains?
  • What are the On-Demand supply chain solutions to improve EER?
  • How can On-Demand & Eco-resilient Supply chains (ODES) be designed?

Focus

Given the considerable impacts showed during the last few months and the predicted effects for the future, we have chosen the Fast-Moving Consumer Goods (FMCG) sector as our application field.

Capire, gestire e valutare la Terza Missione

Capoprogetto: Manzini Raffaella
Durata: 2020 – 2022

 

Capire, gestire e valutare la Terza Missione: Osservatorio Terza Missione (OTM) – ITA

Il concetto di Terza Missione sta acquisendo sempre maggiore rilevanza, soprattutto alla luce delle ricadute socio-economiche che è in grado di generare sul tessuto industriale e sulla società civile. Nonostante l’importanza crescente delle attività di Terza Missione, la sua concettualizzazione, gestione e valutazione è ancora allo stato embrionale, soprattutto in relazione agli Enti Pubblici di Ricerca (EPR).

Partendo da queste lacune, il presente progetto di ricerca si pone un duplice obiettivo. In primo luogo, si vuole condurre un’analisi e una mappatura sulle attività di Terza Missione condotte dagli EPR italiani, capirne le strategie e proporre un sistema di gestione e valutazione adeguato che tenga conto delle relative specificità. In secondo luogo, obiettivo di lungo periodo è la creazione un Osservatorio Terza Missione (OTM) permanente che, annualmente, censisca le attività di Terza Missione, realizzi un evento annuale di divulgazione e proponga laboratori tematici pensati ad hoc.


Understanding, managing and evaluation the Third Mission: Third Mission Observatory (Osservatorio Terza Missione – OTM)

The concept of Third Mission is acquiring increasing relevance, particularly considering the socio-economic impact that the related activities may generate on companies and on the whole civil society. However, the conceptualization of Third Mission, as well as its management and evaluation are still in its infancy, especially with respect to the activities conducted by Public Research Centres.

Starting from these premises, the present research project is aimed at realizing a twofold activity. First, Third Mission activities realized by the Italian Public Research centres will be mapped in order to detect Third Mission strategies and to design a managerial and evaluation system. Second, in the long run, a permanent Third Mission Observatory will be defined with the tasks of collecting information about Third Mission activities, organizing an annual dissemination event and, lastly, proposing dedicated thematic workshops.

Capoprogetto: Ponta Linda
Durata: 2020 – 2022

 

Innovation and sustainability performances represent very important measures for firms, which contribute to their strategic positioning and competitive advantage. In addition, these performances are a relevant issue for academics, managers and policymakers, when they are called to use timing, concrete and measurable indicators.

So far, the main source to measure innovation and sustainability performances was primary data. However, primary sources are based on small, subjective, not in real time dataset.

Nowadays, thanks to the large availability of “new” data coming from different sources, together with machine learning and data analytics approaches, it is possible to overcome the limits of primary data and to develop new tools able to measure innovation and the sustainability performances of firms in a timing and simple way.

Capoprogetto: Pozzi Rossella
Durata: 2020 – 2021

 

Nell’ambito di industria 4.0 l’implementazione del data science in ambito manifatturiero è considerata molto promettente per raggiungere l’eccellenza e ottenere un vantaggio competitivo. Perciò, l’attenzione dedicata a questo tema è elevata. Tuttavia, dalla letteratura e da un’indagine esplorativa già condotta tra le aziende del Lean Club di LIUC Business School emerge come poche aziende sfruttino le potenzialità del data science.

Il progetto ha quindi l’obiettivo di sviluppare un modello di adozione del data science in aziende manifatturiere con l’obiettivo di :

  1. definire la modalità di selezione delle tecniche del data science in relazione al contesto competitivo e agli obiettivi perseguiti dalla singola azienda;
  2. comprendere quali siano le barriere e i fattori specifici di un’azienda che possano avere impatto sull’approccio da seguire per adottare le tecniche di data science selezionate;
  3. definire, per ciascuna combinazione di barriere e fattori precedentemente individuati, quale sia l’approccio all’adozione che porta all’effettivo conseguimento degli obiettivi perseguiti.

La metodologia che questo progetto di ricerca intende usare è quella dei casi di studio.


In the context of industry 4.0, the implementation of data science in manufacturing is considered very promising to achieve excellence and gain a competitive advantage. Therefore, the attention devoted to this issue is high. However, from the literature and from an exploratory survey already conducted among the companies belonging to the network of the LIUC Business School Lean Club, limited exploitation of the potential of data science emerges.

The project therefore aims to develop a model for the adoption of data science in manufacturing companies with the aim of:

  1. defining the method of selection of data science techniques in relation to the competitive context and the objectives pursued by the individual company;
  2. understanding what are the specific barriers and factors of a company that may have an impact on the approach to be followed to adopt the selected data science techniques;
  3. defining, for each combination of barriers and factors previously identified, what is the approach to adoption that leads to the actual achievement of the objectives pursued.

The methodology that this research project intends to use is that of case studies.

Capoprogetto: Secchi Raffaele
Durata: 2020 – 2021

 

Già ora l’Intelligenza Artificiale (AI) ha un grande impatto sulla nostra vita quotidiana e avrà un impatto ancor maggiore in futuro. Lo stesso non può dirsi per il mondo industriale. Da un’indagine preliminare della letteratura, non risulta alcun modello che spieghi nel dettaglio quali aspetti dell’AI possano attualmente supportare i processi di sviluppo dei prodotti, produzione e distribuzione. Il progetto si pone quindi l’obiettivo di formalizzare un modello che, con riferimento a diversi orizzonti temporali in funzione dei possibili scenari di sviluppo delle tecnologie di AI, possa fornire indicazioni sul supporto di queste tecnologie al miglioramento dei processi che costituiscono le operations aziendali.


Already now Artificial Intelligence (AI) has a big impact on our daily life and will have an even greater impact in the future. The same cannot be said for the industrial world. From a preliminary analysis of the literature, none of the existing models is able to explain in detail which aspects of AI can currently support product development, production and distribution processes. The project therefore aims at formalizing a model that, with reference to different time horizons according to the possible development scenarios of AI technologies, can unfold how these technologies can support the improvement of the operations processes.

Effetti della crisi pandemica sulle dinamiche settoriali e sul reshaping delle catene del valore globali

Capoprogetto: Serati Massimiliano
Durata: 2020 – 2021

 

La crisi da COVID-19 sta portando ad una accelerazione del processo di trasformazione che lo schema organizzativo e competitivo delle catene globali del valore stava già vivendo da qualche tempo. In particolare, i tre principali driver di cambiamento della loro struttura risiedono (i) nel ribilanciamento settoriale, dovuto alla crescita del peso della componente servizi, (ii) nella ristrutturazione dell’architettura organizzativa, a fronte dell’impatto dell’innovazione sugli “organigrammi” di filiera e (iii) nella “geo-concentrazione”, caratterizzata da un progressivo trend di “de-globalizzazione” e rilocalizzazione dei processi produttivi in atto ormai da anni.

Per quanto riguarda il primo fattore, il commercio internazionale dei servizi è cresciuto del 60% in più rispetto a quello industriale nell’ultimo decennio, aumentando la rilevanza di questa componente nella struttura di filiera. Non solo, la modalità «as a service» riveste una fetta sempre più importante dei prodotti offerti dalle imprese 4.0. Dal punto di vista organizzativo, invece, l’innovazione sta cambiando la struttura dei costi di produzione all’interno delle filiere e, di conseguenza, la composizione di queste ultime. Dopo essersi sviluppata per anni in senso “verticale”, integrando i canali di approvvigionamento e vendita in un’unica filiera globale, l’architettura delle catene del valore sta vivendo una fase di espansione orizzontale, votata alla razionalizzazione delle risorse ed orientata allo sharing di funzioni e, quindi, di costi. Da ultimo, il rallentamento della globalizzazione è un fenomeno che ha caratterizzato il sistema economico nell’ultimo decennio. Dal 2008 in poi stiamo assistendo infatti ad una dinamica di “geo-concentrazione” dovuta al combinato disposto di innovazione tecnologica, mutamento dello scacchiere geo-politico e l’emergere di nuovi nazionalismi e protezionismi che hanno innescato un processo di consolidamento delle catene del valore a livello continentale, soprattutto in Europa ed in Estremo Oriente.

Alla luce di questo quadro in costante e rapida evoluzione, esacerbato dall’impatto della pandemia da COVID-19, questo lavoro di ricerca si pone tre obiettivi:

  • esaminare a fondo ed analizzare quali possano essere i possibili esiti di queste traiettorie evolutive ed identificare i fattori che ne sono alla base per poter prevedere le dinamiche di sviluppo economico delle diverse macro-aree sullo scacchiere globale,
  • individuare i settori industriali e le filiere meglio attrezzate per le sfide competitive future e, da ultimo,
  • determinare le leve competitive da azionare sia a livello di singola impresa o filiera, sia a livello sistemico, per rilanciare la performance di un sistema produttivo.

The COVID-19 crisis is leading to an acceleration of the transformation process that the organizational and competitive scheme of global value chains has already been experiencing for some time. In particular, the three main drivers of change in their structure reside (i) in the sectoral rebalancing, due to the growth in the weight of the services component, (ii) in the restructuring of the organizational architecture, due to the impact of innovation on the supply chain hierarchies and (iii) in the “geo-concentration”, characterized by a progressive trend of “de-globalization” and relocation of the production processes that have been underway for years.

As regards the first factor, international trade for services has grown by 60% more than industrial trade in the last decade, increasing the importance of this component in the supply chain structure. Not only that, the “as a service” mode covers an increasingly important slice of the products offered by 4.0 companies. From an organizational point of view, however, innovation is changing the structure of production costs within the supply chains and, consequently, their structure. After having developed for years in a “vertical” sense, integrating the supply and sales channels in a single global supply chain, the architecture of the value chains is experiencing a phase of horizontal expansion, devoted to the rationalization of resources and oriented to the sharing of functions and, therefore, costs. Finally, the slowdown in globalization is a phenomenon that has characterized the economic system in the last decade. In fact, from 2008 onwards we are witnessing a dynamic of “geo-concentration” due to the combination of technological innovation, a change in the geo-political chessboard and the re-emergence of new nationalisms and protectionisms that have triggered a process of consolidation of value chains at the continental level, especially in Europe and the Far East.

In light of this constantly and rapidly evolving picture, exacerbated by the impact brought about by the COVID-19 pandemic, this research work aims to achieve the following targets:

  • Thoroughly examine and analyze which are the possible outcomes of these evolutionary trajectories and its underlying factors. This would allow to predict the dynamics of economic development of the various macro-areas on the global chessboard;
  • Isolate the industrial sectors and supply chains best equipped for the future competitive challenges;
  • Spot the competitive levers to be activated both by single companies or at the supply chain level to relaunch the performance of an economic system.

Capoprogetto: Tettamanzi Patrizia
Durata: 2020 – 2022

 

Le circostanze emergenziali conseguenti alla diffusione del COVID-19 hanno determinato vere e proprie sfide per le società, in particolare con l’avvicinarsi della scadenza ordinaria per l’approvazione dei bilanci. Tra le tematiche più rilevanti vi sono il rispetto del principio di continuità aziendale, lo svolgimento del processo di impairment, la valutazione dei contratti di leasing e l’identificazione dei fatti di rilievo intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio. In tale contesto, i principi contabili (nazionali e internazionali) rimangono il punto di riferimento principale per la corretta redazione del bilancio d’esercizio e per garantire la produzione di un flusso di informazioni destinato a tutti gli stakeholder per comprendere l’attuale stato di salute delle società, in compliance con quanto previsto dalla normativa.

L’obiettivo del progetto è quello di analizzare come tali tematiche siano affrontate da un campione di aziende italiane ed internazionali, per definire come sia stata “garantita” una delle finalità principali del bilancio d’esercizio, ovvero la sua funzione informativa verso la platea degli stakeholder. All’interno del progetto di ricerca verrà affrontato, inoltre, anche il tema delle differenze settoriali, con una particolare enfasi su tutte le aziende per cui l’epidemia COVID-19 rischia di compromettere i requisiti di “going concern”, settore turistico in testa.

Nella prima fase della ricerca, sarà condotta un’analisi della letteratura sul tema degli impatti del COVID-19 sui bilanci. Successivamente, saranno definiti il modello e le ipotesi di ricerca, così come il campione di analisi. Infine, saranno individuati e analizzati i bilanci e le relazioni sulla gestione di ciascuna azienda del campione relativamente alle informazioni riguardanti gli impatti del COVID-19 sul bilancio d’esercizio. Per l’analisi dei dati non è da escludere l’integrazione di un approccio qualitativo (ad esempio case-studies o focus groups) con uno quantitativo.

Capoprogetto: Cortesi Alessandro
Durata: 2020 – 2022

 

Il progetto ha l’obiettivo di studiare la disclosure volontaria delle informazioni non-finanziarie nelle PMI, ambito sinora poco esplorato. In particolare, lo studio ha lo scopo di: i) misurare il livello di disclosure volontaria tramite indicatori ad hoc costruiti; ii) identificare l’insieme dei fattori che la incentivano o la inibiscono; iii) analizzarne gli effetti sui risultati dell’impresa; iv) esplorare l’interazione con i fattori distintivi delle PMI evidenziando potenziali impatti sulle performance aziendali e/o di mercato.


The purpose of this research project is to investigate the voluntary disclosure of non-financial information in SMEs. Specifically, the research aims to: i) measure the amount of voluntary disclosure through ad hoc constructed indexes; ii) identify the factors that may encourage or may hamper voluntary disclosure; iii) analyze the impact on the SMEs’ results; iv) explore the interaction between the voluntary disclosure and distinctive characteristics of SMEs, highlighting the potential impacts on company and / or market performance.

Un’indagine sulle conseguenze della pandemia di Covid-19

Capoprogetto: Guerini Carolina
Durata: 2020 – 2021

 

La ricerca indaga i nuovi stili di vita e di consumo alla luce di una ricerca web based che non intende solamente definire le modifiche intervenute a seguito della pandemia di Covid-19, ma anche stabilire le linee-guida per le condotte delle imprese alla luce delle modifiche rilevate. La ricerca sarà condotta mediante la rielaborazione dei big data raccolti con l’ausilio di una piattaforma proprietaria di un partner (Business Intelligence Group) che ha dato l’adesione a supportare la ricerca sia attraverso la veicolazione del questionario a un campione rappresentativo, sia attraverso l’uso dei software (Business Intelligence Solutions e software di content in particolare) disponibili. 

Il progetto prende avvio dalle numerose richieste di intervista e contributo ricevuto dal principal investigator nel periodo del lock down e si inserisce su un fervente dibattito in corso. Come noto, la disponibilità di big data consentirebbe di fondare le indicazioni e le osservazioni su un vasto sostrato empirico di riferimento, che tuttavia non viene adeguatamente sfruttato,

Sulla base delle predette premesse, è stato redatto un questionario di analisi orientato a identificare i principali driver del cambiamento degli stili di vita e di consumo dei clienti italiani. I dati sono stati rilevati attraverso una ricerca web based che – attraverso una piattaforma proprietaria- si occupa dello scanning dei dati richiesti.  Sulla base del finanziamento si è scelto di focalizzare l’attenzione a un primo settore che aveva segnalato una crescita di interesse nel periodo del lock down. Con maggiore dettaglio, è stata condotta:

  • un’indagine su panel on line ad un campione rappresentativo di 1000 famiglie italiane (per area geografica ed ampiezza centro) sulla base di questionario semistrutturato;
  • la ricerca è stata condotta nei mesi di agosto-settembre 2020 ed è in fase di definizione del report di ricerca.

Accanto alla interpretazione dei risultati di ricerca emergenti dall’indagine campionaria, il progetto di ricerca prevede inoltre un’indagine anche sull’utilizzo dei media da parte dei clienti e sul loro mutato ruolo ed utilizzo. Per detto scopo l’unità di ricerca è in fase di definizione della metodologia di ricerca.

Capoprogetto: Mauri Chiara
Durata: 2020 – 2021

 

Diversi studi evidenziano che il marketing ha una reputazione negativa. Se a volte il marketing è gestito in modo spregiudicato e aggressivo, è vero che può concretamente migliorare la vita delle persone e recare benefici al mondo. La ricerca indaga le cause della reputazione negativa del marketing incrociando diversi metodi: intervista a un campione di manager, intervista a un campione di individui, analisi dei Twitter che contengono la parola chiave “marketing” con software di content analysis e metodi di analisi delle reti neuronali.

2019

new trajectories in the Italian entrepreneurial ecosystem

Capoprogetto: Alberti Fernando G.
Durata: 2019 – 2021

 

In recent years, a number of global mega trends are driving the evolutionary trajectories of industries and are shaping new pattern in geographical clustering. The aim of this project is to conduct the first Italian cluster mapping project on the basis of the methodology developed at Harvard Business School, in order to provide insights into the economic geography of Italy, provide insights into the specialization profile of each region and province, and detect new cross-sectoral dynamics and inter- and intra-clusters linkages that are emerging

developing cyber-risk free supply chains

Capoprogetto: Dallari Fabrizio
Durata: 2019 – 2021

 

This research investigates how blockchain technologies can address international supply chain cyber risks. As an exploratory case study approach, a blockchain will be developed, customized, tested, & validated in collaboration with a company from the food industry. The research report will describe the research process, blockchain design, threats & vulnerabilities, innovation agenda, benefits for stakeholders, and cyber-security logistics and supply chain Key Performance Indicators. The research team will be steered by a management structure.

The Impact of Artificial Intelligence on labor productivity, individual incentives to compete, and on multi-task environments

Capoprogetto: Pavesi Filippo
Durata: 2019 – 2021

 

In this project, we investigate the impact that artificial intelligence has on human behavior within production processes. We plan to design a set of experiments to analyze how automation affects worker productivity and incentives to compete. We will also develop a natural experiment based on the i-fab laboratory environment at LIUC. In this setting, where workers are typically required to carry out multiple tasks, we study the effect that automating standardized tasks may have on worker performance in less standardized complementary tasks.

the role of data validation and data visualization

Capoprogetto: Locoro Angela
Durata: 2019 – 2020

 

Small and Big Data are enabling our decisions at individual and organizational/institutional level. Despite this popularity, models and tools still need to be improved that make decision-makers aware of data significance and dependability. The goal of the project is to study and experiment how visual interfaces can help end users in their data-driven decisions, where the appropriate level of immediacy, uncertainty, and unbiased cognition are still problematic.

il ruolo della famiglia proprietaria e dei giovani imprenditori

Capoprogetto: Sciascia Salvatore
Durata: 2019 – 2021

 

A circa dieci anni dalla crisi del 2008, ci sono imprese che si sono dimostrate capaci non solo di sopravvivere ma persino di crescere. Molte di queste sono di proprietà di famiglie imprenditoriali. Il presente progetto intende esplorare in che modo le famiglie proprietarie, e in particolare i membri delle nuove generazioni dei cosiddetti “giovani imprenditori”, hanno contribuito alla crescita delle proprie imprese. L´obiettivo principale del presente progetto consiste nell´esplorare in che modo le famiglie proprietarie hanno contribuito allo sviluppo delle proprie imprese attraverso il proprio coinvolgimento nella governance aziendale.

Data visualization for decision making

Capoprogetto: Ravarini Aurelio
Durata: 2019 – 2020

 

Il progetto ha preso le mosse dai contenuti inerenti il tema data science già presenti in una serie di insegnamenti nell’area Digital Business processes nella Scuola di Ingegneria Gestionale. Dalle ricerche recenti emerge che in tale area possono essere identificati una serie di ruoli, cui fanno riferimento job postings particolarmente popolari e di interesse per i nostri laureati in Ingegneria:

  • Digital transformation and datafication expert
  • Process re-engineering expert
  • Operational and strategic decision making expert

Sulla scorta dell’analisi di questi profili è stato progettata e realizzato: a) uno scouting degli strumenti didattici più adatti ad erogare i contenuti del corso anche in previsione della preparazione culturale e tecnica su queste tematiche che le aziende si aspettano dagli studenti b) un laboratorio di 16 ore “Data visualization for decision making”.

2018

Capoprogetto: Tettamanzi Patrizia
Durata: 2018 – 2019

 

Integrated Reporting (IR) è l´ultima frontiera in tema di disclosure volontaria, che dovrebbe aiutare gli stakeholder a valutare più efficacemente l´abilità di un´organizzazione di creare valore, sia presente, che futuro. E` però uno strumento ancora poco diffuso.

ll presente progetto si propone di analizzare la qualità degli integrated report pubblicati da un campione di imprese, e di identificare le variabili che possono influenzare la qualità dell´IR, in un`ottica di miglioramento della disclosure volontaria.

 L’Integrated Reporting (IR) è l´ultima proposta avanzata in tema di disclosure volontaria. Nonostante sia stato proposto dall’International Integrated Reporting Committee (IIRC) (http://www.theiirc.org) nel 2010, sono poche le imprese che vantano un’esperienza significativa su questo tema.

Di recente la letteratura e la prassi hanno evidenziato alcune criticità che possono spiegare la scarsa diffusione di questo strumento di comunicazione volontaria e che possono essere ricondotte alle difficoltà incontrate dalle aziende nell´adozione del framework suggerito da IIRC per l´IR (Eccles e Serafeim, 2015  Pistoni e Songini, 2015).  Si riportano le principali, tra queste difficoltà:

  • assenza di connettività tra strategia, business modelperformance e orientamento al futuro, a causa del limitato uso di descrizioni, diagrammi e mappe;
  • presenza di un gap in termini di informazioni relative alla governance, al coinvolgimento degli stakeholder, al processo di materialità;
  • inadeguata descrizione del business model;
  • limitata adozione di pratiche di audit esterno dell´IR.

Tali criticità possono causare problemi in termini di credibilità dell´IR e di fiducia da parte degli stakeholder in merito alla sua capacità di assicurare una comunicazione volontaria trasparente ed efficace.

Alla luce di tali evidenze, l´interesse dei ricercatori, delle imprese e dei professionisti si sta spostando dall´enfasi sul tipo e sul numero di informazioni incluse nell´IR, alla qualità di questo documento e delle informazioni in esso contenute e comunicate agli stakeholder.

Nel 2014 l´IIRC ha pubblicato un documento su “Assurance on IR: an exploration of issues”, al fine di generare interesse sulla qualità dell´IR.

La letteratura scientifica, a sua volta, ha cominciato a interessarsi della qualità dell´IR, della valutazione del grado di implementazione del framework dell´IR da parte delle aziende e del tipo di informazioni comunicate agli stakeholder (Eccles and Krzus, 2014  Pistoni and Songini, 2015).

Pistoni et al. (2017) hanno sviluppato un framework per la valutazione della qualità dell´IR, definito Integrated Reporting Scoreboard (IRS), che è stato poi impiegato per valutare la qualità di un campione di IR, ritenuti best practice da IIRC. La ricerca ha evidenziato che la qualità degli IR prodotti dalle aziende è piuttosto bassa, in quanto, anche se tendenzialmente esse utilizzano il framework proposto da IIRC, tuttavia la qualità della disclosure è molto limitata su aspetti rilevanti, quali: i capitali, il business model, le priorità strategiche, il processo di creazione di valore. Gli autori hanno anche evidenziato che maggiore attenzione è riposta alla forma, piuttosto che ai contenuti dell´IR.

Il primo obiettivo perseguito dal progetto di ricerca è analizzare la qualità degli integrated report pubblicati dalle imprese. A tal fine sarà utilizzato, come modello di riferimento l´Integrated Reporting Scoreboard, proposto di recente in letteratura.

Il campione di analisi, coerentemente con Pistoni et al. (2017), sarà costituito dai report disponibili nella sezione `Getting Started´ del sito di IIRC, in quanto costituiscono esempi di best performance nell´adozione dell´IR. Il periodo di analisi comprenderà gli anni dal 2013 al 2016, dato che, da un lato, è dal 2013 che la proposta dell´IR framework è stata definitivamente sviluppata, dall´altro i report disponibili al momento dell´analisi saranno presumibilmente quelli relativi all´anno 2016. La metodologia di analisi utilizzata per valutare la qualità degli IR sarà la content analysis (Weber, 1990  Krippendorf K. (1980).

Il secondo obiettivo perseguito dal progetto di ricerca è identificare le variabili che possono influenzare la qualità dell´IR. A tal fine, alla luce della letteratura sul tema, saranno considerate  le seguenti determinanti, di tipo interno: l´assetto istituzionale (es. proprietà), la governance (es. indipendenza del Consiglio di amministrazione), le dimensioni aziendali, il settore nel quale l´impresa opera, le performance aziendali e le precedenti esperienze dell´azienda in tema di voluntary disclosure (ad esempio report ambientale, report di sostenibilità, etc.).

I diversi tipi di determinanti saranno individuati mediante la consultazione dei siti delle aziende e la lettura degli IR. Con lo scopo di individuare quali determinanti influenzano la qualità dell´IR e qual è il tipo di relazione, saranno utilizzate metodologie di analisi statistica multivariata.

Capoprogetto: Lazzari Valter
Durata: 2018 – 2019

 

Il progetto sviluppa un modello unitario di profilazione dei fondi comuni di investimento.

Grazie a un modello stato-spazio a parametri variabili, la ricerca: a. individua gli stili di gestione che caratterizzano i fondi  b. misura l´abilità del gestore, distinguendo tra le diverse competenze (market timing, stock selection, factors bets). L´obiettivo è comprendere se i gestori creano valore e, se sì, attraverso quali strategie. Il lavoro assume risvolti operativi laddove permetta di anagrafare i fondi in base alle loro strategie effettive.

Negli ultimi 40 anni l´analisi dei fondi comuni di investimento ha assunto rilevanza crescente in letteratura, di pari passo con lo sviluppo del risparmio gestito. Due le research question principali:

  1. riescono i gestori professionali a creare valore per i risparmiatori, o, almeno, a giustificare il loro compenso? E se sì, come?
  2. è possibile estrapolare dall´analisi dei rendimenti le strategie di investimento effettivamente seguite dai gestori per poter comprendere quanta parte del rendimento del fondo è remunerazione per il rischio assunto e quanta parte è invece prodotto dell’abilità del gestore?

Per dare una risposta a queste domande si sono sviluppati più approcci in letteratura. Il primo, sulla scia del contributo di Sharpe (1966), spiega i rendimenti dei fondi sulla base dell´andamento dei loro  investable markets , ricavando dalla componente residua del rendimento una misura della capacità del gestore di selezionare azioni sottoquotate (cosiddetto  alfa ). Il secondo, perfezionato da Fama e French (1992, 1993, 2016), ammette la presenza di più fattori sistematici di rischio, anche diversi dall´andamento del mercato ( beta esotici ) quali la dimensione aziendale e la propensione delle aziende a investire. Il terzo (Ferson e Schadt, 1996, Ferson e Siegel, 2001) ammette che i gestori alterino l´esposizione dei fondi ai mercati investibili e agli altri fattori sistematici di rischio, riuscendo per la prima volta ad individuare alfa in media positivi, ancorché né statisticamente significativi, né economicamente sufficienti per compensare il costo della gestione. Il quarto (Henriksson, 1984  Traynor e Mazuy, 1996) considera la capacità dei gestori di fare timing di mercato, ossia di variare l’esposizione dei fondi allo stesso in relazione alla fase del ciclo.

Il progetto di ricerca ha come obiettivo di integrare questi approcci all´interno di un´unica modellistica imperniata sull´approccio stato-spazio in grado di ammettere la presenza di parametri variabili.

Più in dettaglio gli obiettivi scientifici che si propone il progetto sono di:

  1. valutare la dinamica dello stile di gestione del portafoglio, attraverso l´analisi dell´evoluzione temporale dell´esposizione ai diversi fattori di rischio sistematico, di mercato e extra-mercato;
  2. analisi dinamica della capacità di selezione, ossia dell´alfa, in quanto l´approccio a parametri variabili consente alla sua stima di evolvere periodo per periodo, sull´intero arco temporale analizzato;
  3. analisi della capacità di market timing dei gestori basata sulle matrici varianze/covarianze tra le serie storiche dei parametri del modello e i fattori di riferimento di ciascun parametro;
  4. analisi del tipo di risposta che i gestori danno in termini di politiche di asset allocation all´evoluzione delle variabili ambientali che definiscono il contesto di mercato.

il ruolo del private equity a supporto delle imprese italiane

Capoprogetto: Gervasoni Anna
Durata: 2018 – 2019

 

Attraverso il ricorso ad un database proprietario (Private Equity Monitor – PEM®), unico a livello nazionale per quantità e livello di dettaglio delle informazioni in esso contenute, si intende costruire un campione di aziende private equity backed disposte su un arco temporale di quindici anni, con l´intento di analizzare il contributo offerto dal private equity in termini di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane.

Il progetto di ricerca si pone l´obiettivo di indagare l´impatto generato dagli investitori di private equity sulle piccole e medie imprese italiane, con particolare riferimento al tema dell´internazionalizzazione.

Nel dettaglio, verrà analizzato il contributo in termini di accesso e successiva crescita in mercati esteri precedentemente inesplorati o di rafforzamento della presenza in contesti già oggetto di investimento, nonché le modalità di implementazione di tale strategia.

La ricerca si fonda su un database proprietario (Private Equity Monitor – PEM®) avente il pregio di essere, di fatto, pressoché perfettamente sovrapponibile con l´universo di riferimento. Esso conta circa 2.000 investimenti initial di private equity realizzati da investitori italiani ed esteri privati o pubblici con un veicolo di investimento di stampo privatistico in società domestiche.

Il campione di riferimento si compone, dunque, di imprese private equity-backed oggetto di investimento nel periodo 2000-2015 saranno considerate, in particolare, le operazioni di expansion capital, replacement e buy out, escludendo quindi il turnaround financing e gli interventi di venture capital.

Tali aziende saranno oggetto di una indagine quantitativa e qualitativa finalizzata all´individuazione del contributo dell´operatore in capitale di rischio ai processi di internazionalizzazione. I risultati verranno, inoltre, successivamente confrontati con un panel di aziende in grado di rappresentare un benchmark significativamente comparabile.

Ai fini dell´analisi, verranno presi in considerazione, quali variabili chiave in grado di fungere da driver efficaci per giungere ai risultati attesi dallo studio, il fatturato estero, le acquisizioni in target estere, l´apertura di filiali all´estero, le joint venture ed i contratti commerciali e gli altri accordi con società estere.

A livello di approfondimenti finali, verranno in conclusione effettuate delle indagini trasversali per tipologia di intervento da parte dell’operatore di private equity, con l’intento di verificare per ciascun ambito le specificità del rapporto e del sostegno garantiti dal socio finanziario.

Da ultimo, verrà isolato il comparto dei servizi finanziari, al fine di individuare le peculiarità evidenziate dalle imprese venture backed che operano in tale contesto di settore, attualmente in fase di profondo rinnovamento a fronte della vera e propria rivoluzione riconducibile all’avvento del “fintech”.

Capoprogetto: Helg Rodolfo
Durata: 2018 2019

 

È opinione condivisa che i  big data  stiano portando una rivoluzione nelle metodologie e nelle tecniche di misurazione e descrizione dei fatti economici. L´utilizzo di questa nuova tipologia di dati consente di avere informazioni a più alta frequenza, su un numero più esteso di unità statistiche e su variabili mai precedentemente misurate. In breve, la disponibilità di un´ingente quantità di informazioni in costante aggiornamento rende l´attività di analisi e previsione molto più flessibile e dinamica di quanto non accadesse in passato richiedendo però lo sviluppo e la calibrazione di nuovi modelli che siano adatti alle caratteristiche ad esse legate.

Il progetto di ricerca si propone di sviluppare modelli di previsione dei flussi turistici territoriali utilizzando dati relativi alle query impiegate dagli utenti sui motori di ricerca. L’idea si inserisce in un contesto operativo più ampio, connesso ad un progetto di ecosistema digitale turistico, ed è volta ad intercettare la tendenza, sempre più forte nel settore, di aprirsi all´uso di questa tipologia di dati, che consente una più accurata profilazione delle preferenze del turista, permettendo di prevederne i futuri comportamenti in modo da poter calibrare l’offerta con anticipo. Così facendo è possibile combinare l’interesse scientifico dell´attività di ricerca con l’esigenza di fornire un valore aggiunto al mondo dell´impresa e del policy-making territoriale.

(Open innovation in private family small and medium-sized firms: drivers, challenges and solutions)

Capoprogetto: Lazzarotti Valentina
Durata: 2018 -2019

 

Strategie di Open Innovation (OI) sono tanto necessarie quanto difficili da realizzare, soprattutto per le PMI di natura familiare per le quali la ricerca è a uno stadio preliminare.

Il progetto ha lo scopo di:

  1. far luce sui fattori che incentivano o inibiscono l´adozione di strategie di OI da parte delle PMI familiari.
  2. identificare i meccanismi organizzativi, manageriali e sociali che ne favoriscono il successo.

Le nuove generazioni di imprenditori in un settore del Made in Italy costituiscono il contesto empirico analizzato.

L´innovazione tecnologica richiede oggigiorno un sempre più ampio spettro di conoscenze e risorse, spesso non completamente disponibili all´interno dei confini della singola impresa. Aprire il proprio processo di innovazione tecnologica a collaborazioni con un insieme di soggetti (clienti, fornitori, università, ecc.), attuando cioè strategie di Open Innovation (OI), è divenuta un´esigenza imprescindibile per le imprese odierne (Chesbrough, 2003). Tale esigenza è particolarmente accentuata per le piccole e medie imprese (PMI) che, ancor più delle grandi, paiono mostrare carenze difficilmente sanabili in assenza di sharing con partner esterni (van de Vrande et al., 2009).

Tuttavia, un´implementazione soddisfacente di strategie di OI è tutt´altro che agevole. Esse richiedono infatti una gestione attenta dell´elevato grado di interdipendenza che inevitabilmente si genera fra i molteplici attori coinvolti nel processo di innovazione. Ad esempio, individui appartenenti a differenti aziende devono  imparare  a collaborare efficacemente, condividendo conoscenza per crearne di nuova, il che richiede di sviluppare adeguati ruoli organizzativi, meccanismi manageriali e sociali (Lazzarotti et al. 2015). Inoltre, occorre tener presente come l´interdipendenza porti alla perdita del pieno controllo delle proprie risorse da parte della singola impresa, con conseguenti rischi di spill-over da monitorare attraverso adeguati meccanismi di protezione (Manzini e Lazzarotti, 2016).

Se la necessità di gestire le interdipendenze ha dato luogo nelle grandi imprese allo sviluppo di pratiche ormai diffuse e analizzate in modo approfondito dalla letteratura specialistica, lo stesso non vale per le PMI. In relazione a esse, la ricerca, teorica ed empirica, è ancora poco consolidata e rileva come il perseguimento di strategie di OI possa rivelarsi particolarmente sfidante proprio per carenza dei meccanismi sopra richiamati (Lambrechts et al., 2017).

Fra le PMI, quelle cosiddette familiari (nelle quali una o più famiglie collegate fra loro da legami di parentela hanno il potere di nominare gli organi di governo) rappresentano una percentuale rilevante, in Italia e nel mondo. In quanto piccole e medie, valgono per esse le medesime spinte verso l´OI, per colmare la limitatezza di conoscenze e risorse (Brinkerink et al., 2017). Sembra però che alcuni fattori si manifestino in modo così accentuato da costituire seri ostacoli all´apertura del processo di innovazione. La paura di perdere il controllo sulle attività d´impresa, ad esempio, è fra i fattori inibitori più citati (e.g. Kotlar et al., 2013) da una letteratura che si rivela tuttavia tanto a uno stadio preliminare quanto caratterizzata da teorie ed evidenze contrastanti. Alcuni contributi vedrebbero infatti le imprese familiari come addirittura più aperte – rispetto alle non familiari – grazie all´unicità delle risorse che le caratterizza (e.g. social capital o qualità delle relazioni interne ed esterne), tale da renderle particolarmente attrattive come partner in una collaborazione tecnologica (Anderson et al., 2005).

I contrasti fra prospettive ed evidenze si ricompongono in un assunto condiviso: le imprese familiari sono fortemente eterogenee e vi è quindi l´esigenza di investigare a fondo le ragioni di tale eterogeneità (Chrisman et al., 2015).

Il progetto intende fornire un contribuito in tale ambito, perseguendo i seguenti obiettivi di ricerca:

  1. identificare i fattori che favoriscono l´adozione di strategie di OI da parte delle PMI familiari e gli ostacoli che la inibiscono
  2. identificare i meccanismi organizzativi, manageriali e di contesto sociale, atti a facilitare il successo di strategie OI nell´idea che disporre di un set di strumenti abbia una duplice valenza:
    1. di aiuto alle imprese nel fronteggiare eventuali ostacoli, incentivando così l´adozione di comportamenti collaborativi
    2. di supporto nella gestione efficace della collaborazione al fine di trarre valore da essa
  3. particolare attenzione è rivolta al confronto generazionale, nell´ipotesi che la generazione più giovane alla guida dell´impresa possa costituire un ulteriore elemento di eterogeneità nell´identificazione di fattori a favore e/o ostacoli all´adozione di strategie di apertura.

Capoprogetto: Rossi Tommaso
Durata: 2018 – 2019

 

In letteratura due temi molto importanti per le imprese sono di fatto trascurati: come progettare uno stabilimento in modo da garantire il soddisfacimento della domanda dei clienti e in modo da ridurre il più possibile il lavoro logistico e come pianificare e gestire le operations di sistemi engineering to order (ETO). Il progetto vuole sviluppare un approccio per il dimensionamento delle risorse, la definizione del layout e delle modalità di asservimento dei materiali e uno per la pianificazione e la gestione in ottica lean di un contesto ETO.

L’obiettivo che il progetto si propone di raggiungere è quello di sviluppare due metodologie:

  • La prima relativa alla progettazione di stabilimento e, in particolare, a come usare alcuni dei pilastri del paradigma Industry 4.0 (e segnatamente la simulazione, il data analytics, l´industrial IoT e la realtà virtuale) per dimensionare le risorse di produzione, per definire il layout dello stabilimento e quelli delle diverse postazioni di lavoro e per definire le modalità di asservimento dei materiali e dimensionare il corrispondente sistema di logistica interna.
  • La seconda relativa a come pianificare in modo integrato progettazione, acquisti e produzione in un contesto ETO mediante il prescriptive data analytics e, in particolare, l´ottimizzazione combinatoria e come gestire il conseguente piano attraverso tecniche lean e il pilastro Industry 4.0 dell´integrazione (ovvero, i manufacturing execution system (MES)).

Un obiettivo di questo genere discende dal fatto che in letteratura sia la progettazione di stabilimento, sia la pianificazione e gestione delle operations in contesti ETO sono di fatto trascurati (Gosling and Naim, 2009 ). Con riferimento al primo aspetto, una più bassa dinamicità dei business faceva sì che, in passato, non fosse troppo sentita dalle aziende l´esigenza di rivedere i propri layout di fabbrica, di ripensare il numero di risorse e/o i metodi e gli strumenti di asservimento dei materiali, ecc. Tuttavia, oggi, cambiamenti sempre più frequenti, sia lato mercato, sia lato fornitura, fanno sì che per un´azienda non sia più così raro dover riprogettare il proprio stabilimento (Cai and Yang, 2014). L´importanza che caratterizza la riprogettazione dello stabilimento è elevata: per quanto concerne il layout di stabilimento, è noto che le sue caratteristiche influenzino consistentemente il lead time di realizzazione fisica del prodotto e la produttività e l`efficienza complessive della fabbrica (Vitayasak et al. 2017)  per quanto concerne il dimensionamento, il numero di risorse impiegate ha impatto diretto sui costi e sull´efficienza del sistema di produzione (Kovalský and Micieta 2017). La complessità del problema è altrettanto nota: il facilities layout problem (i.e. l´organizzazione di aree indivisibili all´interno di uno spazio dato), del quale il layout è l´output, è riconosciuto come NP-hard (Hasan et al. 2012)  le risorse impiegate dal processo sono riconosciute come elemento di complessità dello stesso (Efthymiou et al. 2016).  Di conseguenza, disporre di una metodologia che guidi la progettazione di stabilimento acquisisce crescente importanza. In accordo con la recente letteratura sul paradigma Industry 4.0, che riconosce alle tecnologie abilitanti un impatto positivo sulla progettazione e la gestione dei sistemi (e.g. Salking et al. 2018), la metodologia riguarderà quelle ritenute più adeguate al problema. Con riferimento al secondo aspetto, tutti i testi e i corsi universitari di operations management e lean manufacturing, almeno in Italia, trattano esclusivamente della pianificazione e gestione della produzione in contesti assemble to stock (ATS) e/o make to stock/assemble to order (MTS/ATO) tralasciando completamente la pianificazione e la gestione integrata delle operations (progettazione, acquisti e produzione) in ambienti ETO. Inoltre, diverse delle tecniche proprie del lean manufacturing non sono applicabili a contesti di tipo ETO, facendo emergere la necessità di realizzare tecniche ad hoc (Matt and Rauch 2014). Tale prospettiva dell´operations management appare tanto più scentrata quanto più si pensa al contesto italiano in cui il tessuto industriale è costituito, per la maggior parte, da piccole e medie imprese operanti su commessa.

La metodologia che si vuole seguire per colmare i gap della letteratura sopra riportati è quella della ricerca empirica per mezzo di casi di studio, come spesso accade nell´ambito di studi esplorativi (Mills et al., 2009). In particolare, l´idea è quella di definire i due approcci oggetto della ricerca analizzando come aziende reali hanno affrontato/stanno affrontando i temi del plant design e della pianificazione e gestione delle operations in contesti ETO. I casi riguarderebbero aziende appartenenti a settori diversi, affinché quanto emerga dalla ricerca possa portare a validare i metodi generalizzandoli, slegandoli da un´azienda o a un settore. Gli approcci così definiti sarebbero testati applicandoli a ulteriori casi reali in modo da verificare la loro effettiva efficacia.

Capoprogetto: Rossi Tommaso
Durata: 2018 – 2019

 

In letteratura due temi molto importanti per le imprese sono di fatto trascurati: come progettare uno stabilimento in modo da garantire il soddisfacimento della domanda dei clienti e in modo da ridurre il più possibile il lavoro logistico e come pianificare e gestire le operations di sistemi engineering to order (ETO). Il progetto vuole sviluppare un approccio per il dimensionamento delle risorse, la definizione del layout e delle modalità di asservimento dei materiali e uno per la pianificazione e la gestione in ottica lean di un contesto ETO.

L´obiettivo che il progetto si propone di raggiungere è quello di sviluppare due metodologie:

  • La prima relativa alla progettazione di stabilimento e, in particolare, a come usare alcuni dei pilastri del paradigma Industry 4.0 (e segnatamente la simulazione, il data analytics, l´industrial IoT e la realtà virtuale) per dimensionare le risorse di produzione, per definire il layout dello stabilimento e quelli delle diverse postazioni di lavoro e per definire le modalità di asservimento dei materiali e dimensionare il corrispondente sistema di logistica interna.
  • La seconda relativa a come pianificare in modo integrato progettazione, acquisti e produzione in un contesto ETO mediante il prescriptive data analytics e, in particolare, l´ottimizzazione combinatoria e come gestire il conseguente piano attraverso tecniche lean e il pilastro Industry 4.0 dell´integrazione (ovvero, i manufacturing execution system (MES)).

Un obiettivo di questo genere discende dal fatto che in letteratura sia la progettazione di stabilimento, sia la pianificazione e gestione delle operations in contesti ETO sono di fatto trascurati (Gosling and Naim, 2009 ). Con riferimento al primo aspetto, una più bassa dinamicità dei business faceva sì che, in passato, non fosse troppo sentita dalle aziende l´esigenza di rivedere i propri layout di fabbrica, di ripensare il numero di risorse e/o i metodi e gli strumenti di asservimento dei materiali, ecc. Tuttavia, oggi, cambiamenti sempre più frequenti, sia lato mercato, sia lato fornitura, fanno sì che per un´azienda non sia più così raro dover riprogettare il proprio stabilimento (Cai and Yang, 2014). L´importanza che caratterizza la riprogettazione dello stabilimento è elevata: per quanto concerne il layout di stabilimento, è noto che le sue caratteristiche influenzino consistentemente il lead time di realizzazione fisica del prodotto e la produttività e l`efficienza complessive della fabbrica (Vitayasak et al. 2017)  per quanto concerne il dimensionamento, il numero di risorse impiegate ha impatto diretto sui costi e sull´efficienza del sistema di produzione (Kovalský and Micieta 2017). La complessità del problema è altrettanto nota: il facilities layout problem (i.e. l´organizzazione di aree indivisibili all´interno di uno spazio dato), del quale il layout è l´output, è riconosciuto come NP-hard (Hasan et al. 2012)  le risorse impiegate dal processo sono riconosciute come elemento di complessità dello stesso (Efthymiou et al. 2016).  Di conseguenza, disporre di una metodologia che guidi la progettazione di stabilimento acquisisce crescente importanza. In accordo con la recente letteratura sul paradigma Industry 4.0, che riconosce alle tecnologie abilitanti un impatto positivo sulla progettazione e la gestione dei sistemi (e.g. Salking et al. 2018), la metodologia riguarderà quelle ritenute più adeguate al problema. Con riferimento al secondo aspetto, tutti i testi e i corsi universitari di operations management e lean manufacturing, almeno in Italia, trattano esclusivamente della pianificazione e gestione della produzione in contesti assemble to stock (ATS) e/o make to stock/assemble to order (MTS/ATO) tralasciando completamente la pianificazione e la gestione integrata delle operations (progettazione, acquisti e produzione) in ambienti ETO. Inoltre, diverse delle tecniche proprie del lean manufacturing non sono applicabili a contesti di tipo ETO, facendo emergere la necessità di realizzare tecniche ad hoc (Matt and Rauch 2014). Tale prospettiva dell´operations management appare tanto più scentrata quanto più si pensa al contesto italiano in cui il tessuto industriale è costituito, per la maggior parte, da piccole e medie imprese operanti su commessa.

La metodologia che si vuole seguire per colmare i gap della letteratura sopra riportati è quella della ricerca empirica per mezzo di casi di studio, come spesso accade nell´ambito di studi esplorativi (Mills et al., 2009). In particolare, l´idea è quella di definire i due approcci oggetto della ricerca analizzando come aziende reali hanno affrontato/stanno affrontando i temi del plant design e della pianificazione e gestione delle operations in contesti ETO. I casi riguarderebbero aziende appartenenti a settori diversi, affinché quanto emerga dalla ricerca possa portare a validare i metodi generalizzandoli, slegandoli da un´azienda o a un settore. Gli approcci così definiti sarebbero testati applicandoli a ulteriori casi reali in modo da verificare la loro effettiva efficacia.

Capoprogetto: Strozzi Fernanda
Durata : 2018 – 2019

 

In this project we propose to apply a method developed at Cattaneo University which we refer to as Systematic Literature Network Analysis (SLNA) and which has already been applied to detect trends in many research areas, to shed light on the digital transformation of the construction sector  i.e. a critical sector which in a near future will require radical changes due to the fast-increasing world population living in urban areas.

Societal good governance of both public and private enterprise requires decision-making based on accountable policy arrived at through a rational analysis of credible sources  this is particularly so at the interface of science and society. Yet, the fast pace of technological development and scientific research poses a significant challenge on all aspects of contemporary society to keep abreast of potentially disruptive changes.

The emergence of radical transformations is not limited to the advent of new technologies but is also linked to the availability of resources or societal changes. The capacity to anticipate such transformations and identify incoming threats is central in order to adapt and respond adequately in our highly interconnected world. This scenario is further complicated by the many news-feeds and information sources, often of dubious quality, or purposely generated to confuse or confabulate, that may overload and incapacitate the process of good social governance.

For these reasons, so-called, horizon scanning has rapidly increased its importance in the definition of governments´ strategies and policy development, as well as R&D investments in the private sector to secure leading market positions

Traditional horizon scanning methodologies were based on the central role of qualified experts whose insight and expertise provided the main elements for forecasting techno-economic processes with the potential to generate impactful changes. The success in anticipating these future scenarios in this manner relies on subjective analyses grounded in specialized expertise, thus the development of insights and perspectives can differ in the approach and methodology rely heavily on the work of individuals organized around a chosen approach or topic. This methodology may leave out latent interconnections between fields that may not be picked up by highly specialised experts in a single field.

There appears therefore to be a need for a more structured approach based on mathematical analysis of text and data that could develop a generic approach in order to condense the huge amount of information available, that cannot reasonably be manageable by single-field experts. The development of new methodologies can possibly overcome the limitations of the actual approaches and boost the experts´ role.

In the scientific literature, it is difficult to find approaches to horizon scanning that are both systematic and quantitative, but a systematic approach to extract the relevant papers of the scientific literature was first developed by Denyer and Transfield, (2009). To map scientific developments some authors applied quantitative tools such as citation, co-occurrence networks (Zhao and Strotmann 2015, Lucio-Arias and Leydesdorff 2008, Ding and al.2001). Colicchia and Strozzi (2012) proposed the analysis of scientific publications, selected with SLR, using networks analysis and developed the Systematic Literature Network Analysis (SLNA) approach. This methodology was subsequently applied to different areas, i.e. education (Colicchia et al, 2017 and Strozzi et al., 2017), smart factory concept and industry 4.0 (Strozzi et al, 2017), environmental indicators (Colicchia et al. 2012), wireless sensor networks (Strozzi et al. 2014) and enriched with more quantitative tools, both from network analysis and bibliometric data in general. The methodology is constructed in such a way as to compensate for the limitations of the individual tools involved.

SLNA makes it possible to identify the most important works for the development of a research area, to detect trends and to make predictions about future developments.

The aim of this proposal is to investigate the feasibility of the SLNA to identify trends from data on scientific publications, patents and funded research with a practical application to the case of digital transformation in the construction sector. This sector contributes significantly to the European GDP and is crucial to tackling the forthcoming demands of increased population and limited resources.

According to the UN, today 54 percent of the world´s population lives in urban areas, a proportion that is expected to increase to 66 percent by 2050 (https://esa.un.org/unpd/wup/publications/files/wup2014-highlights.pdf).  The management of urban areas will be a major challenge and modern technology will play a key role in supporting a secure, sustainable and livable modern built environment. The capability of anticipating these issues along with the technological prospects can provide a strong decisional support both for policymakers and the industry.

Capoprogetto: Malatesta Alberto
Durata: 2018 – 2019

 

La ricerca intende analizzare, con metodo interdisciplinare, il business network internationalization process. Attraverso un´indagine empirica diretta a rilevare le trasformazioni nelle modalità di presenza internazionale, ci si propone, da un lato, di verificare l´esistenza di nuovi modelli network-based adottati dalle imprese italiane e, dall´altro, di verificare e valutare i diversi strumenti giuridici mediante i quali può essere creato un business network internazionale.

 Sono numerosi i contributi che descrivono gli effetti dirompenti della crescente digitalizzazione sui settori, sul mercato del lavoro e sull’economia globale, ma anche sull´internazionalizzazione delle imprese e sui loro modelli di business (The Swedish Trade Invest Council, August 2016). Più in dettaglio, i modelli di business tradizionali vacillano a fronte della maggiore accessibilità dei mercati e dei clienti, di lead time contenuti, di time-to-market abbreviati e, in generale, di costi di transazione minori delle attività digitalizzate.

Nell’espansione internazionale le attività di marketing e vendita sono cruciali. I canali e gli strumenti digitali consentono di raggiungere il cliente a costi inferiori rispetto a quelli tradizionali, ma l´evoluzione non si limita a ciò: attraverso tali strumenti, infatti, l´uomo di marketing ottiene insight più immediati, informazioni puntuali sul comportamento di acquisto e sulle preferenze, avendo anche a disposizione nuove metodologie di gestione della marca e di vendita. Per rimanere competitive le imprese aggiungono alla presenza fisica ( brick and mortar ) canali di distribuzione e di vendita digitali. Le imprese di maggiore successo riescono in effetti a garantire ai clienti customer experience superiori e personalizzate combinando molteplici canali con strategie multichannel (Guerini, Bertoli, 2018 in corso di pubblicazione).

L’evoluzione descritta ha implicazioni sulle forme d´internazionalizzazione d´impresa e sulle modalità di presenza nei mercati esteri. La ricerca analizza il business network internationalization process attraverso un´indagine empirica diretta a rilevare le trasformazioni nelle modalità di presenza internazionale. Prendendo le mosse da precedenti contributi di ricerca, si propone di verificare l´esistenza di nuovi modelli network-based da parte delle imprese italiane, rilevando nel dettaglio le competenze necessarie, gli eventuali ostacoli alla sua adozione e gli effetti ottenuti. La ricerca intende inoltre analizzare i diversi strumenti giuridici attraverso i quali può prendere forma la creazione di un business network internazionale, sulla base della certezza – spesso disattesa dalla letteratura accademica – che la forma contrattuale prescelta determini conseguenze sull´operato dei partner e sulle performance d´impresa.

La metodologia di ricerca è multidisciplinare: la creazione di un business network internazionale verrà indagata sia dal punto di vista economico-aziendale e di marketing internazionale, sia sotto il profilo giuridico con riguardo, da un lato, alla disciplina delle relazioni che l’impresa instaura con partner e clienti e, dall´altro, al complesso eterogeneo di norme che concorrono a definire il contesto giuridico nel quale un’impresa che voglia internazionalizzare si trova necessariamente a operare e del quale deve quindi tenere conto, non solo per i limiti che ne possono derivare alla sua libertà di azione, ma anche per le opportunità che si possono prospettare.

Per altro verso, attraverso la raccolta e analisi di un questionario, nonché degli schemi contrattuali utilizzati, il progetto mira a individuare le best practice per le imprese che intendano penetrare nei mercati esteri.

Più nel dettaglio, la ricerca si focalizzerà sui seguenti aspetti:

  1. Le modalità di entrata nei mercati esteri prescelte dalle imprese italiane (attualmente)
  2. Le determinanti delle scelte e le performance rilevate
  3. Le problematiche legate alla gestione dei network
  4. Le forme contrattuali adottate per creare un business network internazionale (vendita, agenzia commerciale e distribuzione, subfornitura, joint venture contrattuali o societarie), ivi comprese le diverse forme di pagamento e di garanzia nel commercio internazionale (credito documentario, garanzie a prima domanda e fideiussorie, assicurazione crediti e polizze fideiussorie, ecc.)
  5. La disciplina del commercio c.d. retail (che, grazie allo sviluppo tecnologico, sta acquistando una crescente dimensione internazionale, soprattutto nelle forme dell´e-commerce), con riguardo non solo ai profili contrattuali, ma anche agli obblighi di correttezza delle pratiche commerciali (in particolare quelle di promozione e di commercializzazione) e alla product liability
  6. La gestione del contenzioso internazionale, con riguardo sia al judicial redress che ai metodi alternativi di soluzione delle controversie che possano insorgere con i partner o con la clientela (c.d. out-of-court settlement)
  7. I limiti alla libertà di condotta delle imprese, specialmente con riguardo alla creazione di un business network, derivanti dalla normativa antitrust, di fonte principalmente europea
  8. Le opportunità di mobilità (costituzione di subsidiaries, spostamento della sede, acquisizione del controllo di società estere, ecc.), sia all´interno che all´esterno dell´Unione europea, offerte alle imprese non sono dai principi di libera circolazione nel mercato unico, ma anche dalla disciplina di protezione degli investimenti esteri
  9. La liberalizzazione dei servizi nell´Unione europea, in particolare la creazione del mercato unico digitale.

Capoprogetto: Mari Luca
Durata: 2018 – 2021

 

La misurazione svolge un ruolo sociale cruciale per la conoscenza ed è applicata diffusamente in ambiti diversi. Il progetto ha l’obiettivo di studiare la misurazione identificando aspetti comuni e differenze tra comunità scientifiche, e su questa base di costruire un framework concettuale “measurement across the sciences”.

L’acquisizione e l’espressione di informazione su oggetti empirici (fenomeni, eventi, processi, persone, organizzazioni, …) nella forma di valori di proprietà (e più specificamente grandezze) di tali oggetti è una componente fondamentale del modo con cui gli esseri umani producono e diffondono conoscenza.

La misurazione svolge un ruolo sociale cruciale in questo, data la pretesa che i risultati di misura siano, in un senso specifico, sufficientemente oggettivi e intersoggettivi. Lo dimostra il fatto che si compiono misurazioni ovunque e che alla misurazione si riconosce un’affidabilità maggiore rispetto ad altre forme di valutazione, per esempio il parere anche di esperti. Ma proprio questa diffusione ha progressivamente creato comunità relativamente chiuse, con un proprio sistema concettuale e un proprio lessico: non è infrequente la situazione per cui gli invarianti strutturali della misurazione sono riscoperti da comunità diverse attraverso percorsi diversi e quindi sono interpretati e presentati secondo paradigmi e con linguaggi diversi.

In questo quadro, gli obiettivi di studiare la misurazione “across the sciences” sono molteplici, e in particolare:

  • identificare le differenze solo formali che nascondono le identità sostanziali, e costruire in conseguenza “mappe di traduzione” che consentano a ricercatori di comunità scientifiche diverse di riconoscere le comuni problematiche nel lavoro connesso alla progettazione e realizzazione di misurazioni e alla interpretazione di risultati di misura;
  • identificare le differenze anche sostanziali, che potrebbero rivelare aspetti della misurazione meglio studiati da particolari comunità e che potrebbero essere acquisiti anche da altre comunità, e attivare in conseguenza le condizioni per un processo di cross-fertilizzazione;
  • identificare gli stereotipi che affliggono l’immagine che una o più comunità hanno della misurazione, e fornire in conseguenza modelli efficaci in grado di render conto dell’effettivo ruolo epistemico della misurazione, un obiettivo specificamente rilevante a proposito degli stereotipi che connettono misurazione e quantificazione, un tema che nel contesto dei “big data” sta assumendo una rilevanza sociale ed economica sempre maggiore.

A partire da questi obiettivi, il progetto mira alla costruzione di un framework concettuale “measurement across the sciences”.

2017

Capoprogetto: Linda Ponta
Durata 2017 – 2018

 

Il progetto data analytics si compone di tre differenti ambiti di ricerca: analisi brevettuale, analisi di dati finanziari e analisi di dati riguardanti la gestione delle operations.

Analisi brevettuale

Technology intelligence è un’attività che consente alle aziende di identificare le opportunità tecnologiche e mira a catturare e diffondere le informazioni tecnologiche necessarie per la pianificazione strategica e il processo decisionale. In questo campo, l’Innovation Patent Index definito misura la performance di innovazione delle imprese, per come essa emerge dai dati brevettuali. L’Innovation Patent Index supera e arricchisce l’analisi del «numero di brevetti», tradizionalmente utilizzato come indicatore di performance di innovazione, considerando l’intera strategia brevettuale delle imprese e la qualità delle attività di innovazione, sempre a partire dai dati brevettuali. L’Innovation Patent Index può essere applicato a singole imprese e/o a gruppi di imprese, aggregati sulla base di settore industriale, area geografica, ambito tecologico, dimensione, governance, filiera produttiva. Le dimensioni principali dell’Indice dei brevetti di innovazione (IPI) sono: il numero di brevetti, l’accelerazione, l’internazionalizzazione, la qualità e la diversificazione della tecnologia. Questo indice è stato valutato sia per singola azienda sia per analizzare la tendenza Industry 4.0 di automatizzazione della fabbrica.

Finanza

Recentemente è stata proposta una misura di informazione basata sulle partizioni ottenute intersecando una serie temporale con la sua media mobile. Le partizioni così formate vengono classificate in base alla loro dimensione, ne viene calcolata la funzione di distribuzione di probabilità e infine l’entropia di Shannon. In questo progetto, tale misura di entropia viene implementata sulle serie temporali di prezzi e volatilità di diversi mercati finanziari. In particolare, l’analisi è stata eseguita, su dati tick-by-tick campionati ogni minuto dal 1999 al 2004, per diverse finestre mobili e orizzonti di volatilità. Inoltre, la stessa analisi è stata eseguita sui dati tick-by-tick da gennaio 2018 a maggio 2018. Nei due casi, lo studio mostra che l’entropia delle volatilità dipende dal singolo mercato, mentre l’entropia del prezzo è praticamente invariante. Inoltre si è definita, una misura di informazione cumulativa –Market Heterogeneity Index – calcolata come l’integrale dell’entropia, per ottenere i pesi di un portafoglio efficiente. I pesi così ottenuti sono stati confrontati con quelli che massimizzano lo Sharpe Ratio. Il Market Heterogeneity Index rappresenta quindi una nuova misura del rischio.

Gestione operativa

Questa parte del progetto mira a studiare il processo decisionale delle manutenzioni in diversi tipi di aziende. In particolare, partendo dai dati empirici, vorremmo modellare la programmazione temporale classiche delle manutenzioni e proporre nuove metodologie che massimizzino il profitto aziendale utilizzando nuovi strumenti come le neural networks.

 

ENGLISH VERSION:

The data analytics project has three main fields of analysis: patent, finance and Operation management.

Patent

Technology Intelligence enables companies to identify technological opportunities. It aims to capture and disseminate the technological information needed for strategic planning and decision making. In this field, the innovation patent index has been defined a measure of the innovation performance of the companies.

On top of the “number of patent”, that is the traditional indicator of innovation performance, it considers the company patent strategy overall and the quality of the innovation activity.

The innovation patent index can be applied to single or sets of companies, grouped by industrial sector, geographic area, technological area, size, governance and production, and it is useful for policy maker.

The main dimensions of the Innovation Patent Index are number of patent, the acceleration, the internationalization, the quality and the technology diversification. This index has been evaluated for single companies and for analysing the Industry 4.0 trend of factory automatization.

Finance

A well-interpretable measure of information has been recently proposed based on a partition obtained by intersecting a random sequence with its moving average. The partition yields disjoint sets of the sequence, which are then ranked according to their size to form a probability distribution function and finally fed in the expression of the Shannon entropy. In this project, such entropy measure is implemented on the time series of prices and volatilities of different financial markets. The analysis has been performed, on tick-by-tick data sampled every minute for six years of data from 1999 to 2004, for a broad range of moving average windows and volatility horizons. Moreover, the same analysis has been performed also for tick-by-tick data from January 2018 to May 2018. In the two cases, the study shows that the entropy of the volatility series depends on the individual market, while the entropy of the price series is practically invariant for the six markets. Finally, a cumulative information measure – the Market Heterogenety Index – derived from the integral of the entropy measure, is introduced for obtaining the weights of an Efficient Portfolio. A comparison with the weights obtained by using the Sharpe ratio – a traditional risk diversity measure – is also investigated.

Operation Management

This part of the project aims at investigating the maintenance decision process in different types of plants. In particular, starting from the empirical data, we plan to model the classical maintenance scheduling and propose new methodologies that maximize the company profit using new approaches such as neural networks

Capoprogetto: Raffaella Manzini
Durata: 2017 – 2018

Context and background:

In today’s dynamic environment, Technology Intelligence (TI) may be defined as «eyes» and «ears» of the Innovation and Open Innovation process. Companies try to stay abreast of technological developments, so that they need to:

  • monitor the current and future stages of technological changes
  • Anticipate directions and impacts of technological changes
  • React to technology-based threats and opportunities in a timely manner

Objectives:

Starting from a general question: «How can technology intelligence support decision-making processes?», the present research aims to integrate several intelligence tools in order to:

  • Fit different decision-making processes and different final users
  • Detail measures of innovation performance tailored for specific sectors
  • Link innovation performance with other set of performances (e.g. economic)

Expected results:

  • Frameworks to detail the TI indicators and how they can be adopted by different users, also according to the cost and time needed by each one;
  • Framework to detail the technology patent indicators and how they can be adopted by different decision makers, also according to the cost and time needed by each one;
  • Measurement system of innovation performance;
  • Combination of quantitative indicators and qualitative data for a deep understanding of the context;
  • Combination of innovation performances with other sets of performance such as economic ones;
  • Tailored reports for different decision- makers/users;
  • Publications regarding the different findings.

2016

Capoprogetto: Raffaele Secchi
Durata: 2017 – 2018

 

Il mondo delle fabbriche sta vivendo una profonda trasformazione determinata da un cambio di paradigma, che vede la fusione tra il mondo reale delle risorse produttive e il mondo digitale. E’ un momento di discontinuità, che qualcuno associa a una quarta rivoluzione industriale, capace di modificare sostanzialmente le modalità di progettazione, organizzazione e gestione dei luoghi produttivi.

In questo quadro, si innestano le domande di ricerca del progetto “Industry 4.0 – Digital Manufacturing Readiness”: quali possono essere i fattori che facilitano l’adozione del nuovo paradigma della fabbrica digitale? Come le imprese possono valutare in anticipo la loro capacità di gestire una trasformazione così profonda e guidare il sottostante processo di cambiamento interno?

La ricerca si è posta pertanto l’obiettivo di individuare, attraverso l’analisi di alcuni casi aziendali che hanno già avviato l’introduzione delle soluzioni tecnologiche alla base del modello Industry 4.0, una serie di fattori – strategici, organizzativi, produttivi, IT e di filiera – che possono facilitare il processo di trasformazione verso la fabbrica digitale. Tanto più ampia è la copertura di questi fattori e tanto più l’azienda è pronta a sfruttare le potenzialità e a cogliere i benefici promessi dagli elementi tecnologici del nuovo paradigma. Il grado di copertura è stato valutato attraverso un modello originale (Digital Manufacturing Readiness – DMR) sviluppato dal gruppo di ricerca costituito all’interno della LIUC Università Cattaneo e della LIUC Business School.

L’analisi comparata dei casi aziendali ha permesso di raccogliere alcune evidenze empiriche sui principali fattori di readiness. In primo luogo qualsiasi progetto Industry 4.0 deve essere inserito all’interno di una chiara traiettoria di evoluzione strategica dell’impresa. Inoltre, va assolutamente reso esplicito come tale progetto possa concretamente supportare il consolidamento o, se possibile, il miglioramento della competitività aziendale. In questa prospettiva più strategica, è fondamentale che la Funzione IT si evolva con l’obiettivo di diventare una funzione a supporto del business, capace di orientare le scelte sulle tecnologie che sono alla base della generazione, del trattamento e della condivisione delle informazioni. La molteplicità delle prospettive e delle competenze in gioco impone soluzioni organizzative fortemente interfunzionali, capaci di esprimere diverse sensibilità che spaziano da quelle più spiccatamente tecnologiche a quelle organizzative. Anche la scelta della persona a cui affidare la responsabilità della conduzione del progetto non è per nulla banale in ragione dell’eterogeneità delle tematiche da affrontare e, di conseguenza, delle competenze da possedere. Per cogliere tutto il potenziale di valore dalle tecnologie non è sufficiente applicarle meccanicamente ai processi attuali, ma è necessario ripensare profondamente a come operano i processi. Questo assunto introduce un altro aspetto fondamentale, ovvero che i progetti Industry 4.0 devono inserirsi in un contesto organizzativo che è già stato oggetto di ampie e profonde rivisitazioni finalizzate all’eliminazione delle principali situazioni di spreco.

Capoprogetto: Valentina Lazzarotti
Durata: 2017 – 2018

 

In Italia gestire un’impresa familiare e garantirne la longevità non è un compito agevole: circa il 70% delle aziende non sopravvive alla prima generazione e una percentuale inferiore al 10% raggiunge più di 50 anni di vita. D’altro canto, altri studi prendono in considerazione la parte positiva e sostengono che la successione può generare processi di cambiamento a favore del rafforzamento della formula imprenditoriale e delle fonti di vantaggio competitivo. Perché possono manifestarsi situazioni di transizione così diverse?

La risposta è tutt’altro che semplice e dipende da una serie di fattori interrelati fra loro in modo complesso. Per comprendere l’esito del passaggio generazionale, occorre fare un passo indietro, e chiedersi innanzitutto quale sia la natura peculiare dell’impresa familiare. Quali sono i fattori valoriali che hanno consentito il prosperare di innumerevoli realtà imprenditoriali familiari o che, all’opposto, ne hanno decretato il fallimento? Che influenza esercita l’erede sull’impresa? L’influenza è positiva, e in tal caso il passaggio generazionale risulta riuscito, o negativa? Quali valori “restano”, ed è importante che siano “in tradizione” per il buon esito del passaggio, e quali evolvono, sempre per favorire la transizione e buone performance aziendali?

Nel progetto di ricerca sulle imprese familiari, le cui evidenze sono raccolte nel libro “Family up! Il giovane imprenditore tra continuità e cambiamento”, vengono identificati gli obiettivi e i valori guida del giovane imprenditore secondo il paradigma teorico del Socio-Emotional Wealth (SEW): alcuni innegabilmente favorevoli alla prosperità delle imprese (senso di dedizione; spirito di sacrificio; orientamento al lungo periodo; rapporti di fiducia con fornitori e clienti); altri invece sono tali da comprometterne persino la sopravvivenza (chiusura ostinata dell’assetto proprietario; confusione nei ruoli fra famiglia e impresa; rifiuto di avvalersi di competenze manageriali perché esterne alla famiglia). Tali valori, e le azioni concrete da essi derivanti, vengono analizzati in 15 storie aziendali per le quali la transizione è stata positiva. Protagonista è la nuova generazione alla guida dell’impresa, composta da giovani che hanno conseguito la loro formazione universitaria o post-universitaria presso la LIUC e che da circa 10 anni sono impegnati stabilmente, con ruoli di responsabilità crescente nell’attività di famiglia. L’analisi condotta mostra come il giovane imprenditore si riveli un attore fondamentale per assicurare il successo del passaggio generazionale. Da un lato riesce a fare propri quei valori della tradizione che si sono rivelati favorevoli per lo sviluppo dell’azienda, dall’altro è capace di evolvere, sviluppando conoscenze e competenze, favorendo l’ingresso di professionalità esterne e prendendo in considerazione l’apertura del capitale.

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