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Fabbriche come cattedrali

Fabbriche come cattedrali

lunedì 19 marzo 2018
ore 16.45

 

 

Assolombarda propone una “lezione aperta”, una rassegna di filmati industriali per raccontare la fabbrica, l’estetica delle macchine, il sogno del progresso. Così il cinema industriale racconta l’estetica della produzione.

 

L’appuntamento è lunedì 19 marzo 2018, alle ore 16.45, in Assolombarda, Auditorium Gio Ponti, via Pantano 9, a Milano, con la partecipazione di Daniele Pozzi docente di Storia economica alla LIUC – Università Cattaneo e vice direttore dell’Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa.

Oltre a lui, per l’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, interverranno Antonio Calabrò, Vice Presidente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza e Paolo Rusconi, docente di Storia dell’Arte contemporanea presso Università degli Studi di Milano.

 

La fabbrica può essere un luogo di bellezza? Oggi la “fabbrica” cerca di inserirsi in modo sostenibile nel contesto preesistente, mitigando la propria presenza all’interno dell’ambiente naturale o antropizzato. Esistono poi edifici di “archeologia industriale”, preservati e trasformati in musei, luoghi di formazione, cultura o d’arte, in cui ciò che rimane della quotidianità della produzione assume un valore sostanzialmente estetico e di testimonianza storica.

Eppure, circa mezzo secolo fa, le nuove istallazioni industriali che sorgevano nell’Italia del Miracolo economico erano descritte non solo come utili e capaci di trasformare il Paese in senso moderno, ma anche come cattedrali del progresso, da ammirare perché dotate di una loro particolare bellezza.

 

Il dialogo tra arte, cultura e impresa nasce negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, periodo in cui il mondo della produzione e della fabbrica diventa oggetto di creazione artistica, che ispira e coinvolge personalità creative attive anche in ambiti molto diversi, dalla poesia alla pittura, dal design alla fotografia. In quel periodo alcuni artisti d’avanguardia si occupano con regolarità della comunicazione grafica di grandi imprese (come nel caso di Eugenio Carmi alla Cornigliano); importanti scrittori firmano alcune “visite di fabbrica” (come i resoconti di Quasimodo, Caproni, De Libero etc. pubblicati dalla rivista di Finmeccanica, Civiltà delle Macchine). Persino i registi famosi, o destinati a diventarlo, si confrontano con il soggetto “fabbrica”, portando a uno straordinario sviluppo quella corrente, a cavallo tra documentario e comunicazione aziendale, che è conosciuta come cinema industriale.

Il primo documentario presentato sarà Sette canne, un vestito, una “favola industriale” realizzata nel 1949 da un esordiente Michelangelo Antonioni per descrivere la produzione di rayon presso lo stabilimento di Torviscosa della società SNIA.

La stagione di piena maturità del cinema industriale sarà, invece, rappresentata da Il pianeta acciaio, un complesso cortometraggio prodotto nel 1962 da Italsider, con il coinvolgimento di personaggi già allora famosi come Luciano Emmer, Dino Buzzati e Arnoldo Foà.

 

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