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Fondo Sociale Europeo (FSE)

Il Fondo Sociale Europeo, creato dal Trattato di Roma del '57, costituisce lo strumento finanziario che "fornisce il proprio sostegno a misure volte a prevenire e a combattere la disoccupazione nonché a sviluppare le risorse umane e l'integrazione sociale nel mercato del lavoro al fine di promuovere un livello elevato di occupazione, la parità fra uomini e donne, uno sviluppo sociale duraturo e la coesione economica e sociale." (Nuovo Regolamento n.1784/99)

Esso rientra nei cosiddetti Fondi Strutturati, i principali strumenti finanziari tramite cui la Comunità europea sostiene il rafforzamento della coesione economica e sociale, riducendo il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni.
I fondi strutturati sono i seguenti:

  • Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)
  • Fondo sociale europeo (FSE)
  • Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG - sezione orientamento)
  • Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP)

La programmazione degli interventi finanziati dai Fondi strutturali avviene tramite un processo che coinvolge la Commissione europea e gli Stati membri, i quali giungono a fissare gli obiettivi di intervento.
Fino al 1999 tali obiettivi erano suddivisi in 7 tipologie di interventi.
Con il 2000 si è aperto per i Fondi strutturali un nuovo periodo di programmazione, frutto di un ampio processo di riforma che ha riguardato la strategia e le priorità di intervento nonché le procedure di programmazione, attuazione, gestione e controllo.
Gli obiettivi di intervento sono, così, diventati tre , di cui due vengono applicati a regioni specifiche, mentre il terzo è valido per l'intero territorio dell'Unione Europea.


Obiettivo Interventi volti a Finanziato da
Ob.1 Promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale nelle regioni in ritardo di sviluppo (cioè con PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria. In Italia: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). Per le regioni ex Ob.1 che ora hanno superato il 75% del Pil comunitario è previsto un regime di sostegno transitorio (per l'Italia il Molise). FESR, FSE, FEOGA-Orientamento, SFOP.
Ob.2
(ex Ob. 2 e 5b)
Favorire la riconversione economica e sociale delle zone con difficoltà strutturali (mutamenti socio-economici nei settori dell'industria e dei servizi, zone rurali in declino, zone urbane in difficoltà, zone dipendenti dalla pesca in situazione di crisi). In Italia: zone specifiche del centro-nord. FESR, FSE, FEOGA-Garanzia.
Ob.3
(ex Ob.3 e 4)
Favorire l'adeguamento e l'ammodernamento delle politiche e dei sistemi d'istruzione, formazione e occupazione. In Italia: regioni che non rientrano nell'Ob. 1 (tutto il centro-nord, incluso l'Abruzzo). FSE

In base a quanto disposto dal Regolamento (CE) n. 1784/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 luglio 1999, il Fondo Sociale Europeo per il periodo 2000-2006 rappresenta uno degli strumenti di sostegno della Strategia europea per l'occupazione e concentra i suoi interventi sull'adeguamento e ammodernamento delle politiche occupazionali e sull'integrazione sociale nel mercato del lavoro.

I cinque settori di intervento in cui si articola l'attuale programmazione FSE sono:

  1. politiche attive del mercato del lavoro volte a prevenire e combattere la disoccupazione;
  2. lotta all'esclusione sociale;
  3. sviluppo dei sistemi di formazione professionale e della formazione lungo tutto l'arco della vita;
  4. adattabilità della forza lavoro e delle imprese ai mutamenti del mercato del lavoro;
  5. azioni positive per le donne.
    All'interno di tali settori sono stati inoltre individuati tre campi orizzontali di intervento:
    1. iniziative locali per l'occupazione;
    2. dimensione sociale e del mercato del lavoro nella società dell'informazione;
    3. pari opportunità tra uomini e donne.

    La programmazione dei futuri interventi nelle regioni italiane del Centro-Nord (Ob. 3) è stata formalizzata con l'approvazione del Quadro Comunitario di Sostegno per l'Obiettivo 3 2000-2006.
    Le risorse stanziate dal QCS vengono ripartite tra sei assi - corrispondenti ai campi di intervento del FSE - all'interno dei quali sono stati individuati uno o più obiettivi specifici:

    Assi Campi di intervento
    Asse A Sviluppo e promozione di politiche attive del mercato del lavoro
    Asse B Integrazione nel mercato del lavoro delle persone più esposte al rischio di esclusione sociale
    Asse C Promozione e miglioramento della formazione professionale, dell'istruzione e dell'orientamento, nell'ambito di una politica di apprendimento lungo l'intero arcodi vita
    Asse D Promozione di una forza lavoro competente, qualificata e adattabile; sostegno all'imprenditorialità; sviluppo del potenziale umano nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico
    Asse E Sostegno alle pari opportunità per le donne sul mercato del lavoro
    Asse F Accompagnamento del QCS e dei Programmi Operativi

    EFFETTI POSITIVI SULL'OCCUPABILITÀ DEI FORMATI

    L'ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) – Struttura nazionale di valutazione del Fondo Sociale Europeo, nel documento "FORMAZIONE E LAVORO - Effetti del Fondo sociale europeo sull'occupabilità in Italia – Agosto 2001", osserva come nell'area centro-settentrionale del Paese il sistema formativo, nella sua evoluzione, tenda sempre più ad adeguarsi alla domanda economica espressa dal territorio. Tutto ciò concorre evidentemente ad innalzare l'efficacia formativa dei diversi interventi aumentando nel contempo stesso, le opportunità di accesso al mondo dei lavoro.
    In base ai dati statistici presentati, ad un anno di distanza dalla conclusione delle attività, infatti, in nove Regioni del Centro-Nord, il tasso di occupazione dei formati risulta pari al 44% del totale. Di questi, il 67% afferma di utilizzare le conoscenze acquisite durante il corso di formazione professionale.
    Se alla percentuale degli occupati aggiungiamo quella di chi, dopo e presumibilmente in conseguenza dell'esperienza formativa, si è reinserito in un ciclo di studi di tipo scolastico universitario (pari al 14,% del totale), si può quantificare un impatto lordo positivo pari al 58%. Rispetto al tasso di occupazione medio, va inoltre sottolineato come si registrino esiti migliori per i maschi (47%), per le classi centrali di età ed in modo particolare per la fascia compresa tra i 25 e i 29 anni (48%), ma soprattutto per i titoli di studio più elevati.
    L'occupazione è più alta al crescere dei livelli d'istruzione precedenti l'azione formativa, passando dal 38% di transizioni al lavoro per le persone in possesso del solo obbligo scolastico al 62% dei laureati.
    L'inserimento occupazionale è nella maggior parte dei casi regolato da contratto di lavoro a tempo indeterminato (35% del totale occupati), in particolare se si prende in considerazione il sottoinsieme degli occupati maschi (45%).
    Attraverso la stima degli impatti netti, inoltre, si desume che seguire un intervento formativo finanziato dal fondo sociale europeo in alcune aree del centro nord (Lombardia ed Emilia Romagna) aumenta la probabilità di trovare lavoro per gli uomini del 18% e per le donne del 21%.
    Non marginale è ancora il ruolo di agenzia di collocamento di fatto agito dagli stessi organismi di formazione, anche attraverso la realizzazione dei moduli di stage in azienda inseriti ormai in tutti gli interventi formativi del Centro-Nord.
    Collocando il 15% dei formati, gli organismi formativi, sopravanzano, e di molto, i Servizi pubblici per l'impiego.
    Tale sintesi illustra il forte livello di efficacia delle politiche formative finanziate intese come strumento prezioso per la costruzione del proprio percorso professionale.

    LINK di interesse:

    http://europa.eu.int/ - sito dell'Unione Europea

    http://www.europalavoro.it/

    http://formalavoro.regione.lombardia.it/ - sito a cura della Regione Lombardia

    15/01/2009 17.41.00
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