La conduzione dei processi di cambiamento rappresenta oggi un terreno di impegno fondamentale per il management di tutte le organizzazioni pubbliche e private. Il change management più che un metodo, o una disciplina di carattere specifico, rappresenta un ambito privilegiato di interazione tra la visione tecnico-razionale e quella psicologica-sociale dell’organizzazione, da sempre contrapposte. E’ in questo spazio che si configura l’utilizzo finalizzato e convergente di una serie di risorse e qualità, sia di carattere organizzativo che personale. E ancora, è qui che si produce una tensione per portare a sintesi istanze riconducibili a tematiche di grande respiro e complessità, come la competitività, l’innovazione tecnologica, la leadership, l’apprendimento, la creatività, la cultura aziendale, la responsabilità, e altre ancora. Nel nostro tempo, inoltre, le trasformazioni di maggiore impatto travalicano i confini delle singole aziende e richiedono risposte coordinate, al livello per esempio di sistemi territoriali, di distretti e filiere di produzione, e portano comunque a mettere in discussione modalità di relazione consolidate, come quelle tra banca e impresa, tra cliente e fornitore, tra soggetti del mercato, attori del sistema sociale e pubbliche istituzioni.
Attraverso il Change Management è possibile disegnare architetture innovative e integrate di organizzazione, tecnologie, persone, cultura che hanno l’obiettivo di realizzare le strategie prescelte e appropriate alle risorse e potenzialità dell’organizzazione. Attraverso il Change Management è possibile configurare i processi per far avvenire i cambiamenti e abilitare le persone ad essere attori dei cambiamenti e cooperare per questo scopo. L’obiettivo del Change Management è di innovare e di far accadere le cose.
Il Change Management implica spesso un cambio di paradigma (paradigm shift) come ad esempio:
- da strategie di costo a strategie di diversificazione (Ansoff);
- l’allungamento della catena del valore (Porter);
- dall’impresa accentrata all’impresa transazionale che sceglie continuamente se fare o comprare, make or buy (Williamson);
- da strategie classiche a strategie di offerta delle migliori soluzioni ai clienti in base ai loro bisogni (ospedali o università di fama) (Hax);
- da strategie mass production centrate sul prodotto a strategie centrate sul cliente (Siebold);
- dalle burocrazie alle reti organizzative basate su Comunità professionali performanti su Cooperazione proattiva, condivisione di Conoscenza, Comunicazione estesa (Butera).
Il workshop intende stimolare contributi, da parte di studiosi e cultori delle diverse discipline rilevanti per l’analisi delle dinamiche organizzative del cambiamento, quali l’organizzazione e l’economia aziendale, la sociologia e la psicologia dell’organizzazione, l’ingegneria gestionale, la scienza dell’amministrazione, ed anche da parte di operatori aziendali motivati a confrontarsi con la riflessione scientifica su questi argomenti.
Particolare attenzione sarà rivolta a ricerche empiriche e studi di casi. I paper potranno essere presentati in relazione a due distinte tematiche:
- Il cambiamento organizzativo nel contesto di singole imprese, enti o amministrazioni.
- I processi del cambiamento nell’ambito di sistemi interaziendali complessi, o di reti di relazioni interorganizzative, che coinvolgono quindi una molteplicità di soggetti aziendali e istituzionali.